Madri e padri non sono equiparabili come non lo sono la fecondazione eterologa e l’utero in affitto

Le due mamme di Torino

Registrare all’anagrafe comunale un bambino come «figlio di due madri» – la prima senza bisogno di aggettivi, colei che ha partorito, la seconda eletta dalla prima – può avere un senso ed essere giusto. È però sbagliato farne un precedente equiparabile alla registrazione di un bambino come figlio di «due padri». Perché madri e padri hanno un peso molto diverso nella riproduzione ed una relazione differente con la filiazione.

I padri non fanno bambini. La relazione paterna inizia solo dopo la nascita, spesso molto dopo. La relazione materna inizia fin dal concepimento. Ciascuno di noi è nato nella relazione materna ed è stato tessuto e nutrito dal corpo della madre, prima e principale figura di attaccamento. Una madre, non ha bisogno di alcun riconoscimento, di alcuna prova. È tale per evidenza: è gravida e partorisce. Il padre ha bisogno di essere indicato come tale dalla madre o dalla prova del DNA, che però non forma una relazione. Dunque, non si può essere padri contro le madri o cancellandole.

La coppia formata da due donne include la madre e, come nel caso di Torino, ha avuto il figlio mediante una pratica lecita: la fecondazione eterologa. La coppia formata da due uomini invece esclude la madre e, come nel caso di Roma, ha avuto il figlio mediante una pratica illegale in Italia: l’utero in affitto. Quindi, la registrazione anagrafica del figlio delle «due madri» può essere vista come una formalità, quella del figlio dei «due padri» invece costituisce una sanatoria. Come la costituirebbe la registrazione del figlio di una coppia eterosessuale, ottenuto all’estero da una gpa commerciale.

Allora, la situazione dei «due padri», o di due genitori committenti di una maternità surrogata, occorre sia affrontata e risolta, non da un automatismo amministrativo, ma dalla valutazione di un giudice, il quale dovrà misurare l’interesse del bambino, nel caso specifico, in rapporto all’attaccamento già maturato con i genitori committenti ed anche e, forse soprattutto, alla separazione da sua madre.

Nel caso il giudice valuti l’opportunità di sanare e conferire la genitorialità giuridica ai due genitori committenti, credo debbano essere salvaguardate almeno due condizioni. Che sia nominata la madre nella trascrizione dell’atto di nascita e che sia esplicitato nella sentenza, che il bambino è stato avuto dai due genitori giuridici con un aggiramento della legge italiana, mediante una pratica che, secondo il pronunciamento della Corte Costituzionale, mina nel profondo le relazioni umane e lede in modo intollerabile la dignità femminile.

Maria Elisabetta Alberti Casellati prima donna presidente del senato

Maria Elisabetta Alberti Casellati

Maria Elisabetta Alberti Casellati è la nuova presidente del senato. La prima donna della repubblica italiana a ricoprire la seconda carica dello stato. Ci si domanda se questa sia una buona notizia, poiché la donna in questione è una berlusconiana, favorevole alle leggi ad personam, difensora del suo capo sul caso Ruby, cattolica contraria alle unioni civili, privilegiata della casta che ha assunto la figlia al ministero della sanità, con un mega stipendio, una donna degli uomini cooptata dagli uomini.

Secondo me, è una buona notizia che i vertici istituzionali non siano più preclusi alle donne, che l’elezione di una donna non sia più un’eccezione, una parentesi, ma diventi un fatto normale, che si ripete e dura nel tempo. Poi, le donne, metà del genere umano, sono tante e diverse: di destra, di sinistra, laiche, cattoliche, coerenti, opportuniste, indipendenti, subalterne. Come gli uomini e a modo loro. Non c’è motivo di pretendere da una donna presidente un supplemento di legittimità, senza il quale la sua nomina non varrebbe niente o sarebbe addirittura un danno.

Il profilo della neoeletta non contraddice il pregiudizio, al quale aderisco, secondo cui le donne sono meglio degli uomini. Lo sono a parità di condizioni, dunque meglio una berlusconiana di un berlusconiano. Il pregiudizio ha la sua ragione d’essere, perché un ambiente abitato dai due sessi è migliore di un ambiente omosociale, comprenso l’ambiente istituzionale, e perché più donne al potere può voler dire più relazioni tra donne, dunque un ulteriore declino delle cooptanti strutture patriarcali e una minor influenza dei leader maschi, compreso il cavaliere che voleva eleggere Paolo Romani.

Nel suo discorso di insediamento, la neopresidente ha dichiarato un onore essere la prima donna presidente e ha reso omaggio alle donne, al Risorgimento e alla lotta di Liberazione. Ha citato come rappresentante magistrale la senatrice Liliana Segre. Non era scontato, da parte di una esponente della destra. Alcuni svilenti commenti da sinistra a lei ostili, invece, sono fin troppo scontati ed è un peccato non si riesca ancora ad evitarli.

Il papa «abolizionista» lotta nella Chiesa

Ragazza nigeriana - Sinodo giovani della Chiesa cattolica

Papa Francesco, nella riunione pre-sinodale dei giovani, ha condannato lo sfruttamento delle donne prostituite: la prostituzione è schiavitù; i clienti sono criminali, che torturano le donne; la tratta è un delitto contro l’umanità. Nessuno dei suoi predecessori, i cardinali, i vescovi, come nessuno dei leader politici o altro uomo pubblico, si è mai espresso con parole così semplici e nette per definire una realtà tanto evidente quanto sottaciuta. Il papa ha messo al centro la domanda maschile e parlato agli uomini, senza nulla rimproverare alle donne, secondo la filosofia delle legislazioni abolizioniste quali la Legge Merlin. Perciò, la presa di posizione di Jorge Mario Bergoglio ha un valore politico e simbolico potente e riceve molto consenso.

Riceve anche qualche critica. Per esempio, quella di Mariangela Mianiti, che rimprovera Francesco per la frase infelice, secondo la quale nessun femminismo è riuscito a togliere dalla coscienza maschile quella mentalità malata che porta a sfruttare le donne. Secondo lei, non è il femminismo che deve curare la mentalità degli uomini, ma sono gli uomini che si devono interrogare sulla loro miseria sessuale: sono stati gli uomini ad aver introdotto e incrementato la prostituzione. Per parte mia, preferisco interpretare la frase del papa come una denuncia dell’impermeabilità maschile al femminismo il quale, tuttavia, la mentalità del capo della Chiesa, è riuscito a cambiarla. La domanda di Mariangela Mianiti rimane: perché gli uomini non si fanno un esame di coscienza, perché hanno bisogno di comprare sesso?

Alcuni tra questi uomini preferiscono giocare la carta del diversivo ed accusare il papa di incoerenza e ipocrisia, perché mentre condanna lo sfruttamento della prostituzione, coprirebbe i preti pedofili, più qualsiasi altro misfatto possa essere messo in carico alla storia della Chiesa. Stando alle dichiarazioni e iniziative più recenti di questo papa, la contestazione è falsa e costituisce, inoltre, una vecchia fallacia logica, l’argumentum ad hominem, un artificio retorico volto ad attaccare, non l’affermazione dell’interlocutore, ma l’interlocutore stesso.

Immancabile poi chi si nasconde dietro la prostituta volontaria, per sentirsi da lei stessa autorizzato ad abusarne. Ma questo non impedisce di parlare agli uomini, perché è falso che la disponibilità di alcune a farsi fare del male, a sopportare il contatto con un corpo indesiderato, autorizzi altri a fare del male, ad approfittare di quella disponibilità, per infliggere il proprio schifo. L’80% delle ragazze in strada avvicinate dalla comunità Papa Giovanni XXIII desiderano essere liberate.

Un diversivo analogo è giocato da coloro che, pur da una posizione contraria allo sfruttamento della prostituzione, scelgono di dare la precedenza all’anticlericalismo e rifiutano il papa come alleato. Per me, la questione sta in questi termini: non sono cattolico, ma considero la religione cattolica compatibile, ed in parte coincidente, con i miei valori: l’universalismo, l’uguaglianza, la fratellanza. La Chiesa su alcuni argomenti ha ragione, su altri ha torto: in modo laico, posso riconoscere l’una o l’altro. Inoltre, spero che la Chiesa cambi ed evolva e faccio il tifo perché in essa si affermi l’orientamento migliore.

Papa Francesco incarna questo orientamento. Gli anticlericali si atteggiano nei suoi confronti come un tempo gli anticomunisti nei confronti di Gorbaciov. Reputano insufficiente, tardiva e falsa ogni sua mossa, gli rinfacciano di non aver ancora affrontato e risolto tutto il male presente e pregresso della sua organizzazione, a dimostrazione del fatto che rimane quello che è: l’unico cambiamento autentico e riconoscibile sarebbe l’abiura e la conversione. Dunque, una posizione di totale chiusura, che non vede le differenze e i conflitti.

Il conflitto femminista esiste anche tra i cattolici. Il papa non si è chiamato fuori dal fenomeno che ha denunciato, non ha parlato ad altri, alla società laica, atea e secolarizzata. Si è rivolto ai suoi giovani ed ha evidenziato come il 90% dei clienti sia battezzato cattolico. «Io voglio approfittare di questo momento per chiedere perdono a voi e alla società, per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale». Ha parlato dello sfruttamento delle donne come questione interna alla comunità dei fedeli. Così, intendo le sue parole come un atto di lotta nella Chiesa.

Laura Boldrini e la maternità surrogata

Laura Boldrini al Video forum di Repubblica

Anche se ne sono rimasto deluso, ma non sorpreso, la risposta data al videoforum di Repubblica, su sollecitazione di una rete di donne, la considero davvero insufficiente per rappresentare Laura Boldrini come una convinta e determinata legittimatrice della cosiddetta gestazione per altri (gpa). La presidente della camera ha dichiarato solo questo: «E’ un tema molto delicato, al di là della mia opinione personale è un’evidenza che coppie eterosessuali e omosessuali oggi vadano all’estero per questa pratica. Di fronte a questa realtà è necessaria la norma». Senza precisare quale norma, se in senso permissivo o restrittivo: anche il divieto è una norma. Sul suo profilo twitter con più di 820 mila follower, sono state rilanciate le risposte date durante il videoforum, ma quella sulla maternità surrogata non compare. Come non compare nel programma del suo partito.

L’impressione è che la candidata di Liberi e Uguali, come il resto della sinistra, sia evitante sulla gpa, la reputi un tema sensibile (e non prioritario), come altri temi già divisivi tra laici e cattolici, e ne faccia una questione di coscienza. Personalmente, ha dichiarato di avere molte riserve su questa pratica, ma secondo la sua concezione laica e razionale della politica, si dà il compito di mediare gli interessi, regolare la realtà, impedire gli abusi e ridurre i danni.

Nel confondere le idee della sinistra, incidono molto gli ideologismi contrapposti della famiglia tradizionale e della famiglia alternativa e la persuasione che l’evoluzione della tecnoscienza significhi, per definizione, progresso e libertà, mentre le istanze femministe contrarie alla mercificazione della donna e alla rottura della relazione materna, parzialmente neutralizzate dalla declinazione neoliberista della libertà femminile e dalla tradizione antimaterna di una parte dello stesso femminismo, facciano ancora fatica, specie in Italia, a dividere il campo e ad orientare la sinistra dalla parte giusta. Perciò, chi come me non vuole l’utero in affitto, ha da lavorare per formare e orientare, non per smascherare o esigere chiarimenti, nello spazio di una campagna elettorale, da candidati e partiti con le idee poco chiare, impegnati su altre priorità.

Dato questo livello di confusione, è impossibile fare della maternità surrogata un criterio per decidere il voto. Dovremmo per assurdo votare Berlusconi, Salvini, Meloni, la parte meno civile della politica italiana, più permeabile alle culture intolleranti e violente del sessismo, del razzismo e del fascismo, rispetto alle quali personalità come Laura Boldrini rappresentano un argine e un bersaglio quotidiano, come mostrano i continui episodi di barbara violenza simbolica: il rogo del fantoccio di Busto Arsizio, il fotomontaggio della testa mozzata, quello del collo tra le cesoie. Messaggi di odio, intimidazione, per non dire minacce di morte, a cui nessun uomo politico è mai stato sottoposto, un pericolo potenziale, come abbiamo visto a Macerata, dove dalle parole si è passati ai fatti. Una violenza colpevolmente tollerata dall’indifferenza della politica e dall’amplificazione acritica dei media ufficiali. In questo clima, a Laura Boldrini si può solo esprimere il massimo della solidarietà, della simpatia e del sostegno.