Per contrastare i trafficanti in modo civile, liberalizziamo le migrazioni dei poveri

Rifugiati in Europa ogni mille abitanti

Il governo italiano ha mostrato un difetto di civiltà e di umanità, nel chiudere i porti ad una nave di soccorso volontario, operante nel Mediterraneo, carica di migranti naufraghi, tra cui minori, bambini, donne e donne incinta; 639 persone che hanno sofferto dure condizioni di detenzione in Libia, lo shock e la disidratazione per il viaggio ed il naufragio, obbligate dalle nostre autorità ad una prolungata e non necessaria permanenza in mare, su una barca capiente per cinquecento passeggeri, in condizioni di maltempo.

Il governo italiano ha, inoltre, mostrato un difetto di dignità, nel pretendere che a farsi carico dei naufraghi migranti fosse Malta, un’isola di 316 kmq e mezzo milione di abitanti, che già ospita 18 rifugiati ogni mille abitanti, contro i due per mille dell’Italia. Il nostro paese, uno dei più grandi e importanti d’Europa, membro del G7, ha intrapreso un braccio di ferro con una piccola isola. Poi, ha cantato vittoria per il gesto di saggezza umanitaria compiuto dal nuovo governo socialista spagnolo disponibile ad accogliere la nave dei migranti a Valencia, un porto distante quattro giorni di viaggio, per 1500 km dalla posizione della nave, contro i 40 km di distanza dal porto di Messina. Una sofferenza inutile per i migranti, accompagnati da due navi della marina italiana; uno spreco di risorse a scapito di altri naufraghi che, nel frattempo, avrebbero potuto essere salvati da questi mezzi.

Malta Valencia

Nonostante l’assurdità della situazione e la mancanza di umanità e dignità del governo italiano, la sua mossa di chiusura può far leva sui sentimenti irrazionali che pervadono parte dell’opinione pubblica: l’avversione e la paura nei confronti dei migranti percepiti come invasori di un paese in crisi, lasciato solo dall’Europa. In realtà, proprio in questi anni di crisi, senza riceverne particolare danno, l’Italia ha fronteggiato la pressione migratoria dal Mediterraneo, intensificatasi dopo l’abbattimento del regime di Gheddafi; ha salvato molte vite umane con la sua marina militare ed è stata aiutata in modo indiretto dall’Europa, mediante aiuti economici e la sottrazione delle spese di gestione dai vincoli di bilancio, ragion per cui, ciò che si risparmierebbe sui migranti, non potrebbe essere speso altrimenti, perché verrebbero a mancare le coperture.

La questione è culturale: la convivenza con la diversità; non economica e materiale: le spese sono sostenibili ed i migranti, risorsa economica, si ripagano da sé, anche con gli interessi e suppliscono al nostro declino demografico. Redistribuire l’impatto dei flussi migratori vuol dire così redistribuire il peso della convivenza culturale. Le migrazioni sono un fenomeno globale ed epocale a cominciare dal dopoguerra. Oggi i flussi investono l’Italia e altri paesi costieri; in passato hanno investito gli altri grandi paesi europei, che continuano ad avere più immigrati di noi, compresa la Spagna, senza che l’Italia contribuisse alla redistribuzione. Anzi, ha contribuito, e ancora contribuisce, all’emigrazione. Su questo fronte, davvero, il vittimismo italiano è poco onorevole. Tuttavia, è sensato e lungimirante, immaginare da ora in poi una gestione europea dei flussi migratori, per alleviare l’impatto su ogni singolo paese. Peccato che il nostro governo si stia alleando in Europa, proprio con gli stati, tipo quelli dell’est, i quali preferiscono che ciascuno si faccia il suo recinto di filo spinato. Perché questo, nell’immediato, è ciò che dà soddisfazione alla xenofobia.

L’ostilità verso i migranti si ammanta di una retorica nobilitante. Contrastare l’immigrazione sarebbe rifiutare la deportazione degli schiavi, lo sfruttamento dei capitalisti, il traffico degli scafisti, e un vago e imprecisato business. Ma, per salvarli da trafficanti e sfruttatori, non occorre lasciare affogare i migranti in mare, farli morire nel deserto, imprigionarli negli hotspot, basta condividere con loro libertà, tutele e diritti: permettergli di raggiungerci con gli aerei e le navi che prenderemmo noi per andare in un altro paese; registrare e regolarizzare gli arrivi, concedere visti, permessi di soggiorno, di uno o due anni, per cercare un lavoro regolare, e aprire alla cittadinanza. Le migliaia di euro oggi investite in viaggi clandestini, lunghi e pericolosi, potrebbero tenerseli per contribuire a mantenersi nei primo anno. Si può proporre come requisito, che giungano con la disponibilità di una certa cifra, cinque, diecimila euro.

Queste persone, potrebbero così decidere di tornare indietro se non riescono ad inserirsi, mentre oggi si trattengono in ogni caso, per la paura di non poter eventualmente ritornare. E potrebbero anche circolare per l’Europa e trasferirsi in altri paesi. Il pretesto con cui la Francia e l’Austria li respingono alle frontiere è che non sono con certezza identificabili. Ma in un sistema di libera circolazione, non occorre nascondere l’identità per il timore di essere rimpatriati. Questo sistema, se siamo in vena di forzature e atti unilaterali, possiamo iniziare a praticarlo noi. È più umano, civile e dignitoso, che prendere in ostaggio i naufraghi migranti e giocare a poker sulla loro pelle. Se permettessimo una libera migrazione legale, avremmo la legittimità morale di contrastare l’immigrazione davvero clandestina. Una legittimità morale che oggi non abbiamo.

Sesso facoltativo nel censimento GB

Uomini-Donne-Gran Bretagna

Nel nuovo censimento britannico, previsto per il 2021, non sarà più obbligatorio barrare la casella «maschio» o «femmina», per rispettare la sensibilità delle persone transgender. Il proposito di non discriminare, creare disagio, sofferenza alle persone transessuali, anche nella compilazione di un questionario, è un’intenzione civile e giusta. La questione, in Gran Bretagna, è la soluzione trovata, che comunica un messaggio di irrilevanza riguardo l’essere maschi o femmine. Una scorciatoia politicamente corretta. che può stare bene agli uomini, i quali storicamente trascendono la parzialità del loro sesso in un neutro universale; e che però fa problema alle donne, cancellate sul piano simbolico, come dice la protesta della scrittrice femminista Germaine Greer.

La cancellazione delle donne comporta anche un danno molto pratico. Per esempio, nella medicina i farmaci sono sempre stati testati in maniera neutra, quindi basati sulla fisiologia maschile arbitrariamente ritenuta valida anche per quella femminile: le patologie femminili sono state ignorate come elemento di studio o curate con modalità inadatte alla fisiologia femminile. La scienza medica ha potuto accorgersi dell’errore solo quando ha raccolto dati statistici differenziati per sesso. Così è per i bilanci pubblici, le retribuzioni, le assicurazioni, l’organizzazione del lavoro ed ogni ambito della società.

E’ vero che le persone trans sono una piccola minoranza e tutti gli altri, se lo vorranno, potranno specificare il sesso. Tuttavia, io, come molti altri, di un questionario compilo il minimo indispensabile. Le domande che non richiedono una risposta obbligatoria non le leggo neppure, perché penso che quelle domande non siano davvero importanti per chi mi propone il questionario. Il sesso è davvero importante o no? La risposta ha il suo effetto simbolico, presiede, informa, condiziona, influenza, tutte le situazioni sociali. Una società che neutralizza la differenza funziona in un certo modo, una società che la riconosce e la valorizza funziona in un altro.

Istat, violenza, italiani e stranieri

Difendila-720

Secondo l’Istat, gli stupri subiti dalle donne italiane sono stati commessi da italiani in oltre l’80% dei casi (81,6%), da autori stranieri in circa il 15% dei casi (15,1%). Ma, gli stranieri sono l’8,3% della popolazione. Se l’autore della violenza o della tentata violenza è straniero, le donne italiane denunciano di più. La somma dei dati non dà 100: forse, mancano dei dati; forse, vi sono alcune denunce di vittime italiane per le quali non è stato possibile identificare la nazionalità dell’aggressore; forse, alcune vittime straniere hanno denunciato più di una aggressione.

Va ricordato che i dati Istat sono rielaborazioni dei dati del ministero dell’interno e che questi ultimi sono dati relativi alle denunce. Secondo l’Istat, le denunce sono solo il 7% delle violenze. Perciò, a parere di Marzio Barbagli e di Laura Linda Sabbadini questi dati sono insufficienti per poter dire che gli stranieri violentano più degli italiani. E’ probabile che anche le straniere non denuncino parenti e amici, anche se, secondo Linda Laura Sabbadini, le straniere denunciano più delle italiane.

Sulla violenza, il confronto reale da tener presente, l’unico sul quale occorre concentrarsi, è quello tra uomini e donne. Il confronto tra italiani e stranieri è imposto dalla xenofobia, che usa pesantemente il tema della violenza sulle donne per criminalizzare gli stranieri, facendo leva sul pregiudizio facile. Così, per contenere la xenofobia, c’è da fare un lavoro su dati e proporzioni.

Si può capire la donna che prova maggior disagio, fastidio, paura, rabbia, quando l’attenzione molesta arriva da uno straniero. È un vissuto non giudicabile; anch’io, in situazioni negative preferisco, del tutto irrazionalmente, avere a che fare con italiani. Penso invece si entri nel pregiudizio, quando la molestia o qualsiasi altro comportamento negativo è spiegato come espressione della cultura di provenienza dello straniero.

Se diciamo che gli stranieri delinquono di più, in particolare verso le donne, e lo fanno perché predisposti culturalmente, in cosa si distingue la nostra lettura da quella della destra xenofoba? E quali diverse conseguenze possiamo trarre? Finiamo come il Minniti imitato da Crozza: la differenza è che a noi la xenofobia “ci dispiace”; e la sfida dei prossimi anni, sarà “farci passare il dispiacere”.

Il pregiudizio negativo nei confronti degli stranieri è anche mio. Anch’io tendo a credere che si comportino peggio e do credito alle testimonianze. Solo che le analisi della realtà, intese come studi, ricerche, statistiche, non confermano questa ipotesi o mostrano di non avere dati sufficienti per poterla confermare.

Un dato possiamo conoscerlo tutti: gli stranieri in Italia sono passati dai 300 mila del 1990, al milione e trecentomila del 2002, ai 5 milioni del 2017. Per lo stesso arco di tempo, il ministero degli interni, quello della giustizia, l’Istat e altri istituti di ricerca non dicono che i reati sono aumentati in misura proporzionale all’aumento degli stranieri. Anzi, non sono proprio aumentati, alcuni, i più efferati, compresi gli stupri, sono persino diminuiti. Dunque, per quanto ne sappiamo, vero e verosimile non coincidono.

Tuttavia, stranieri che si comportano male esistono. Ciò ha una spiegazione culturale? Penso di no. Oppure si, ma paradossalmente in senso contrario a quel che si tende a credere. Non sono uomini arretrati, sono uomini moderni, che pensano di incontrare finalmente donne moderne, cioé libere, disinibite e disponibili, come quelle che compaiono nelle gigantesche diapositive pubblicitarie della stazione centrale di Milano, dove si concentrano molti migranti.

L’uomo patriarcale era più rispettoso verso le donne dell’uomo postpatriarcale. Il primo viveva in un ordine che dava regole e limiti, il secondo vive in un disordine che dà solo licenze. Gli uomini neri che molestano, per cultura, sono poco simili agli uomini della loro tribù, sono più simili ai nostri clienti della prostituzione, ai nostri utenti del porno, ai nostri turisti sessuali. Più simili a quei programmatori che simbolizzano la donna nei sex robot e in quei visitatori che per eccitazione i sex robot li distruggono.

Sono giovani, più intraprendenti di noi nel bene e nel male. Sono soli, senza opportunità di socializzazione (circoli, palestre, piscine, sale da ballo, discoteche, scuole, università, associazioni, compagnie di amici), quindi si affidano di più all’approccio volante o ad un’attenzione molto segnaletica. Nella solitudine, non sono sotto il controllo di parenti, amici, conoscenti, non hanno il problema ambientale di proteggere la propria reputazione personale dallo sguardo dell’altro ed anche il proprio sguardo interiore chiude un occhio.

Date queste condizioni, la risposta più efficace non può che andare nel senso di favorire una maggiore inclusione. Il contrario di quel che suggerisce il riflesso condizionato xenofobo.

Xenofobia falsa amica delle donne

Donne migranti

Essere amici delle donne, dopo gli stupri di Rimini commessi da maschi nordafricani, significa dover diventare xenofobi?

Lo stupro è un crimine odioso, equiparabile al tentato omicidio. Chi lo commette va condannato e messo nelle condizioni di non nuocere; essere straniero non è un’aggravante, ma neppure un’attenuante. Come ogni violenza sulle donne, lo stupro chiama in causa la cultura patriarcale e la sessualità maschile, non per relativizzare la responsabilità di uno o di un branco, ma per coinvolgere la responsabilità di tutti gli uomini. Ci chiama in causa subito, nell’assumere il contrasto alla violenza come priorità, non come lunga marcia da collocare sullo sfondo di altre priorità.

Dal femminismo abbiamo imparato che la violenza sulle donne è il dispositivo maschile per avere ragione e potere nel conflitto tra i sessi: in forza della sua efficacia intimidatoria, tutti gli uomini traggono vantaggio dalla violenza sulle donne. Gli uomini patriarcali sfuggono alla lettura del conflitto tra i sessi e collocano la violenza sul terreno di altri conflitti: tra le classi, le religioni, le culture, le nazioni; per violare le donne dell’altro o per difendere le proprie donne dall’altro. Nella visione difensiva, l’uomo violento è una deviazione dalla buona norma maschile: l’ignorante, il povero, il tossico, l’acolizzato, il diverso, lo straniero. Il maschio in sé è buono e salvo. Anzi, il vero uomo è colui che combatte le deviazioni e nel combatterle si erge a tutore delle donne. Se le femministe stanno al conflitto tra i sessi, altre donne stanno al conflitto tra maschi e in esso si schierano. Per quanto sia deludente, anche una femminista può aderire agli schemi del conflitto tra maschi, perché nessuno è immune da pregiudizi, fobie sociali, rassegnazione; a chiunque può capitare di esserne orientato, magari con l’idea di dover scegliere il male minore.

D’altra parte, questi schemi sembrano plausibili, perché poggiano su dati verosimili o parzialmente veri. È falso che vogliamo rendere i migranti intoccabili e invitiamo a tacere se responsabili di reati. Ma è vero che di fronte al reato di uno straniero ci troviamo in imbarazzo, perché temiamo il razzismo. È una reazione normale; la stessa che avremmo di fronte al peggiore degli assassini di pelle bianca esposto al linciaggio della folla. Nel contesto di un linciaggio la prima cosa che ci viene in mente non è la condanna dell’assassino.

Anni fa, una manifestazione di donne contro la violenza chiedeva di uscire dal silenzio. Si riferiva all’opacità della violenza maschile perpetrata da parenti, amici, colleghi di lavoro; una violenza velata, salvo caso efferati nei quali comunque valeva una certa empatia con il violento. Nei blog e sui social si formarono pagine di rassegna della violenza sulle donne, per dare conto della frequenza e della quantità del fenomeno. Ora, questo lavoro è caduto in disuso. La violenza maschile nei luoghi pubblici, quella del maniaco o dell’uomo nero, è sempre stata un tema allarmante ed eccitante della cronaca nera, sempre raccontata. Lì si tratta di uscire dal chiasso, per informare e orientare in modo corretto. Si può nominare, ovvio, la nazionalità del reo; altro è scegliere di enfatizzarla, evidenziarla come causa o predisposizione, elevarla a questione: non più questione maschile, ma questione straniera.

Sembra plausibile la presunta prevalenza straniera nella criminalità. Pur in assenza di prove, siamo disposti a crederla vera, nonostante gli immigrati siano aumentati di sei volte in vent’anni ed i reati più gravi siano rimasti stabili o persino diminuiti. Il dato sugli stupri dice di un 40% di stupratori stranieri a fronte di una popolazione straniera dell’8%. In proporzione, dunque, gli stranieri stuprerebbero più degli italiani. Il dato però si basa sulle sole denunce: appena il 7% delle violenze. Quali siano le proporzioni nel restante 93% lo ignoriamo. Tra le violenze possiamo includere o escludere varie situazioni. Alcuni di noi pensano che la prostituzione sia uno stupro a pagamento. I milioni di clienti italiani come li consideriamo? E le decine di migliaia di prostitute straniere? La domanda investe le proporzioni tra le vittime. Così come è stata oscurata la trans peruviana tra le vittime degli stupri di Rimini da parte di chi voleva ribellarsi al silenzio buonista, così è oscurato il probabile primato straniero nella condizione della vittima, perché non serve per costruire l’immagine negativa dello straniero. Tornando alle sole denunce di stupro, il 32% delle vittime è straniera. Di nuovo, molto di più dell’8% della popolazione. In proporzione, le straniere sono più vittime delle italiane.

Il pregiudizio negativo nei confronti dello straniero è il presupposto della scelta arbitraria di mettere a confronto italiani e stranieri. L’esito del confronto non è una giustificazione, è solo un’autoconferma, agganciata ad un presunto difetto culturale: gli stranieri provengono da regioni dalla cultura più patriarcale della nostra, quindi sarebbero più propensi ad abusare delle donne. Un simile criterio culturale ci induce a credere che in Italia, siciliani e calabresi siano più propensi all’abuso di lombardi e piemontesi e che gli uomini dell’Europa latina siano più abusanti degli uomini dei paesi scandinavi. Eppure, secondo le statistiche, la violenza contro le donne primeggia nel Nord Europa, mentre l’Italia sta sotto la media europea. Inoltre, come osserva Marzio Barbagli, i migranti sono culturalmente molto diversi dai loro connazionali rimasti in patria. Resta poi il fatto che il primato degli stupri tra gli stranieri spetta, non ad una nazionalità africana o mediorientale, ma ad una nazionalità europea: i romeni. Infine, ad insegnare come si trattano le donne, più che le tradizioni religiose e tribali, è la moderna pornografia industriale, unica fonte di educazione sessuale per i nostri adolescenti. Un prodotto culturale tutto occidentale.

Dati due gruppi di uomini si potrà sempre mostrare che un gruppo stupra più dell’altro. Metropolitani e provinciali; settentrionali e meridionali; colti e ignoranti; laici e religiosi, ricchi e poveri. Per ciascuna categoria duale possiamo stabilire quale sia il gruppo peggiore, per pochi o tanti punti. Ma in genere non lo facciamo. Si dirà, che per il confronto italiani-stranieri i punti di distacco sono tali da giustificarlo; abbiamo già visto che non possiamo dire di saperlo. Esiste di certo una categoria duale nella quale i punti di distacco sono notevoli, quella tra giovani e adulti o anziani. Il dato è del ministero della giustizia: il 25% degli stupratori condannati è minorenne (in rapporto a meno del 5% della popolazione). Dei quattro stupratori di Rimini, tre sono minorenni, il quarto ha 20 anni. Il colpevole di un reato è spesso un giovane maschio, senza che ciò induca a fobia e intolleranza nei confronti dei giovani. Il dato generazionale può spiegare molto più del dato culturale o sociale, perché gli stranieri (forse) delinquono più degli italiani: gli stranieri sono in proporzione molto più giovani degli italiani. Per converso, le giovani sono le principali vittime; le straniere sono in proporzione più giovani delle italiane.

La condizione delle vittime straniere mostra quanto sia fuorviante contrapporre donne e migranti. Oltre al fatto che il razzismo e il sessismo crescono insieme, come mostrano i tanti indignati per gli stupri di Rimini che augurano a Laura Boldrini di essere stuprata, c’è che le politiche di chiusura penalizzano le donne più degli uomini. Vero o falso che nel casermone dei rifugiati sgomberato a Roma ci fosse un postribolo, è certo che la mancata regolarizzazione delle donne le rende più vulnerabili ed esposte al ricatto e allo sfruttamento. Tante sono le donne che muoiono nella traversata del mare e del deserto, perché le politiche di chiusura impediscono loro di raggiungere legalmente l’Europa. Tante quelle che subiscono abusi e stupri nei campi di concentramento voluti dagli europei e anche dagli italiani, per smistare rifugiati e migranti economici in Africa. È perciò insensato criminalizzare i migranti per essere amici delle donne. Il razzismo oltre a rimettere le donne bianche sotto la tutela del maschio, condanna le donne nere.



Riferimenti:
[^] La congiunzione «stupri-migranti» è pericolosa oltre che inutile – Alessandra Pigliaru, il manifesto 2.09.2017
[^] Gli Stupri, Gli Stranieri, Gli Italiani – Marina Terragni, 1.09.2017
[^] Violenze: «Solo il 7% delle donne ha la forza di denunciare» – Marzio Barbagli, Corriere della Sera 1.09.2017
[^] Lo stupro non ha colore – Cristina Obber, Elle 30.08.2017
[^] Rimini e dintorni: indignatevi anche quando gli stupratori e gli assassini sono italiani – D.I.Re Donne in rete contro la violenza, 30.08.2017
[^] Migranti: tra chi li odia e chi li vorrebbe rendere intoccabili, c’è la giusta via di mezzo – Lorella Zanardo, Il Fatto 30.08.2017
[^] Boldrini: “Sullo stupro di Rimini dibattito agghiacciante: stiamo toccando il fondo” – Repubblica, 29.08.2017
[^] Da Rimini a Gioia del colle, la violenza sulle donne fa notizia anche se commessa da stranieri? – Lorella Zanardo, Il Fatto 28.08.2017
[^] La violenza contro le donne è sempre violenza, che la compia un italiano o uno straniero – Lorella Zanardo, Il Fatto 31.07.2017

Il calo degli sbarchi e la «svolta ignorata»

Numero di sbarchi in Italia nei primi sei mesi del 2015-2016-2017 - www.iom.int

Il Corriere della Sera riferisce di una svolta ignorata: ad agosto meno migranti sono sbarcati in Sicilia. Merito dei mafiosi libici che non aiutano più gli scafisti e della guardia costiera libica rinforzata dall’Italia. Il trasbordo reso più difficile avrebbe fatto diminuire pure i migranti giunti sulla costa nordafricana, quindi quelli stipati nei centri di detenzione libici. Perché la svolta è ignorata? Perché manca l’onestà intellettuale di riconoscere che le disposizioni governative («fasciste») sono riuscite a ridurre il flusso migratorio e la catastrofe umanitaria. Nel’’800 fu necessaria la guerra contro i negrieri per abolire la schiavitù, oggi è necessaria una guerra contro gli scafisti.

Il calo degli sbarchi è una buona notizia per il governo; può esibirla all’opposizione xenofoba. Più complicato il confronto con la critica umanitaria: la diminuzione degli arrivi è una buona notizia se meno esseri umani hanno bisogno di emigrare. Se invece il calo dipende dagli ostacoli opposti alle rotte, allora più della svolta, ignoriamo la sorte dei migranti mai arrivati: quanti morti in mare; quanti nel deserto; quanti costretti nei centri di detenzione libici; quanti imprigionati ai confini di zone invivibili; quanti diretti verso la Spagna, dove sono quadruplicati gli arrivi, o la Grecia?

Voler sigillare i confini di Libia, Ciad e Niger, può arginare i migranti, ma non risolve le cause emigratorie dei paesi poveri: guerra, diritti umani violati, carestie, incremento demografico, mutamento climatico. E neppure le cause immigratorie dei paesi ricchi: declino demografico, economia sommersa, rapporti coloniali. Quindi, la pressione migratoria insisterà per travolgere o, più probabile, per aggirare le barriere. I migranti sono ceto medio nei paesi d’origine, tanti, ma non abbastanza per essere masse di invasori; persone che per necessità o desiderio, vogliono emigrare, non schiavi rapiti e deportati. Se la guerra ai negrieri servì nell’800 per liberare gli schiavi in Europa e in America, la guerra agli scafisti serve oggi per imprigionare i migranti in Africa e in Asia, poiché per vie legali siamo indisponibili a farli venire.

Ne risulta una guerra ambigua: scafista, mafioso, miliziano, guardacoste libico possono essere gli stessi individui che, secondo la migliore offerta, favoriscono il trasbordo oppure, con gli stessi metodi violenti, lo impediscono. In un caso li combattiamo, nell’altro li paghiamo e addestriamo. Così facciamo con i regimi autoritari con cui stringiamo accordi. La preoccupazione europea che i migranti trattenuti siano ben trattati è una copertura verbale. Insieme, con i soldi e le armi, la non ingerenza fa parte dei patti. Aggravare i rischi delle traversate migratorie a scopo dissuasivo, con la scusa azzardata di voler ridurre il danno umanitario è un calcolo molto spregiudicato, che aggiunge ai nostri indicatori in declino quello morale. Questa è la vera svolta ignorata.


Riferimenti:
[^] Documento integrale del vertice di Parigi – HuffPost, 27.08.2017
[^] La guardia costiera libica non esiste – Il Post, 26.08.2017
[^] Migranti, in 7 mesi quadruplicati gli arrivi in Spagna – Sole24Ore, 11.08.2017
[^] Perché gli sbarchi sono diminuiti? – Il Post, 10.08.2017
[^] E se aprissimo tutte le frontiere del mondo? – The Economist, 20.07.2017

Il codice Minniti e le ONG nel Mediterraneo

Ong-Mediterrano-Migranti

Se preso sul serio, il codice Minniti sulla condotta delle ONG nel Mediterraneo è contestabile per tre ragioni: 1) rinforza la corrente xenofoba, al seguito della campagna contro le ONG, lo slogan «Aiutiamoli a casa loro», la rinuncia allo Ius Soli, persino temperato; 2) scavalca il diritto internazionale e le leggi della navigazione; 3) complica il salvataggio dei migranti, dunque rende più probabili le morti in mare. Negli ultimi qundici anni, trentamila persone sono affogate nel tentativo di traversare il Mediterraneo dall’Africa all’Europa.

Difficile credere che il codice voglia tutelare proprio le ONG. È stato promosso in modo enfatico, unilaterale e autoritario. Con l’intimazione rivolta alle ONG di scegliere da che parte stare: con lo stato o con gli scafisti. Con la motivazione di dover contemperare il salvataggio dei migranti con la sicurezza dei propri concittadini. Il ministro dell’Interno ha così avvalorato l’idea che i migranti siano una minaccia e che le ONG siano colluse con gli scafisti. Il risultato è che il discredito pubblico del soccorso in mare è aumentato, per impulso dello stesso governo.

Il codice non può essere applicato senza violare la neutralità delle ONG, nel caso della presenza imposta di poliziotti armati sulle loro navi; né può essere applicato senza violare il diritto internazionale e la legge del mare, nel caso la guardia costiera impedisca l’approdo ad un porto italiano di una barca carica di migranti, o ne rifiuti il trasbordo, o la respinga verso un paese dove non sono garantiti i diritti umani, come la Libia. È la questione posta dal ministro dei trasporti Del Rio, da cui dipende la guardia costiera.

Nel mettere al centro la lotta tra lo Stato e gli scafisti, la sorte dei migranti perde il valore prioritario e diventa una variabile dipendente. Il codice, nel voler reclutare le ONG nella lotta agli scafisti, rende più difficile soccorrere i migranti, evitare che affoghino o che rimangano negli infernali centri di detenzione libici. Il divieto di trasbordo obbliga una singola barca, anche se inadatta, a percorrere tutta la navigazione da una costa all’altra e, dunque, a rimanere più tempo lontana dalla costa libica. Inibire ogni possibilità di contatto con gli scafisti, fino a non poter neanche segnalare la propria presenza con le luci, significa rendere il soccorso molto più casuale e fortuito.

L’accusa mossa alle ONG è quella di usare i soccorsi per trasportare i migranti dall’Africa all’Europa. Ma il soccorso sta proprio nel convertire un trasporto pericoloso (sui gommoni) in un trasporto sicuro (sulle navi delle ONG e della guardia costiera). Il salvataggio non è solo da un pericolo imminente; lo è anche da un pericolo potenziale ad alto rischio. Le ONG fanno quello che dovrebbero fare gli Stati: organizzano corridoi umanitari per rispondere ad un disperato flusso migratorio. Lo facessero gli stati, o rendessero legale la possibilità per i migranti africani di raggiungere l’Europa, gli scafisti e i trafficanti non avrebbero più spazio. Ma la lotta agli scafisti è solo un modo per nobilitare la lotta ai migranti.

Io non dico che il governo è fascista. So che anche i democratici e la sinistra sono capaci di compiere cose orribili, per scarsa fiducia nel proprio popolo, con spirito amministrativo ed una retorica di copertura. Ogni situazione trova la sua parte migliore. Questa trova i cattolici. La speranza è che il codice Minniti non sia da prendere sul serio, ma sia solo una rappresentazione autoritaria, qualcosa da far percepire a chi ha paura per percezione, una simulazione ad uso e consumo del personale protagonismo del ministro dell’Interno e della campagna elettorale del PD, per stare al confronto con i populisti.


Riferimenti:
[^] Ong, le domande dimenticate – Laura Boldrini, Repubblica 12.08.2017
[^] Ong, modifiche al codice: così firma anche Sos Méditerranée – Alessandra Ziniti, Repubblica 11.08.2017
[^] Perché gli sbarchi sono diminuiti – Il Post 10.08.2017
[^] L’appello di Ong, intellettuali e sinistra: “Migranti, in corso uno sterminio di massa” – Matteo Pucciarelli, Repubblica 10.08.2017
[^] La Libia, le Ong, la politica del caos nel Mediterraneo – Barbara Spinelli, il manifesto 09.08.2017
[^] Il viceministro. Tra umanitari e istituzionali una fiducia da rinsaldare – Mario Giro, Avvenire 08.08.2017
[^] I dubbi di Delrio: “Se bisogna salvare vite, serve la nave più vicina” – Tommaso Ciriaco, Repubblica 08.08.2017
[^] Migranti, chi infligge colpi mortali al codice morale – Marco Revelli, il manifesto 08.08.2017
[^] Tutto il dibattito sulle Ong è completamente surreale – Sebastian Bendinelli, The Submarine 07.08.2017
[^] Torture, sovraffollamento, malnutrizione, caldo, malattie. L’inferno dei 12 centri di “accoglienza” libici – Umberto De Giovannangeli, HuffPost 07.08.2017
[^] Le manovre occulte di Defend Europe sull’indagine Iuventa – Andrea Palladino, Famiglia Cristiana 4.08.2017
[^] Quanti morti volete a Ferragosto? – Davide De Luca, Il Post 4.08.2017
[^] Il reato di solidarietà non esiste : i fatti e le norme. In difesa del principio di legalità. – Fulvio Vassallo Paleologo, Adif 3.08.2017
[^] Missione navale: Italia pronta a destinare rifugiati e migranti verso orribili violenze – Amnesty International 02.08.2017
[^] Migranti: i 13 impegni del Viminale per le Ong – Repubblica, 31.07.2017
[^] Perché difendo le Ong che salvano i migranti – Roberto Saviano, Repubblica 25.04.2017
[^] Negli ultimi 15 anni sono morti nel Mediterraneo oltre 30mila migranti. La maggior parte resta ancora senza un nome – Marco Sarti, Linkiesta 17.03.2017