Sul caso Boschi Etruria

Maria Elena Boschi a Otto e mezzo

Maria Elena Boschi è accusata dalle opposizioni e da alcuni organi d’informazione, in particolare il Fatto Quotidiano, di aver abusato del suo ruolo di governo per favorire il salvataggio di Banca Etruria, l’istituto di credito nel quale suo padre era vicepresidente, suo fratello impiegato e lei stessa detentrice di un piccolo pacchetto di azioni, circa 1.500 euro.

Il conflitto d’interessi

Le accuse si fondano su un procedimento induttivo. C’è il contesto del conflitto d’interessi: una banca con il padre vicepresidente e un governo con la figlia ministra; il governo ha competenza sulle banche; interviene per trasformare le banche popolari in società per azioni, poi per gestire le insolvenze. C’è la figlia ministra che, pur senza deleghe in materia economica e finanziaria, incontra alcune personalità, per parlare delle banche del suo territorio: l’ad di Unicredit, il presidente della Consob, il vicepresidente di Bankitalia. Nessuna di queste personalità afferma di aver subito pressioni dalla ministra, ma gli accusatori sostengono che la ministra interessata per questioni familiari, costituisca una pressione implicita con la sua sola presenza in colloqui non giustificati dal suo ruolo, quello di ministro dei rapporti con il parlamento. In più, il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, dichiara di non aver autorizzato membri del governo a trattare con altri in materia bancaria, né di aver ricevuto resoconto di iniziative da lui non autorizzate.

Il quadro così delineato mostra, dunque, un conflitto d’interessi e una diplomazia parallela da parte dell’allora ministra Boschi, tanto da rendere plausibile il sospetto, l’imbarazzo, la critica e la richiesta di un chiarimento. Non mostra invece atti da lei compiuti, o effetti favorevoli al suo interesse privato e dannosi per l’interesse pubblico, tali da sostenere una concreta accusa di favoritismo. Non ci sono, quindi, elementi sufficienti, per impostare una campagna volta ad ottenere le dimissioni della sottosegretaria, la rinuncia della sua candidatura, la fine della sua carriera politica.

Personalmente, penso che in politica sia inevitabile e forse anche necessaria una certa misura di informalità nei rapporti, che una ministra, ancorché parlamentare, sia legittimata ad occuparsi degli affari del suo territorio, ma che in presenza di interessi privati suoi e della sua famiglia, debba astenersi dall’interferire, per galateo e senso dell’opportunità. Diversamente, getta un ombra su di sé, sul suo operato, sul suo stile.

Il supplemento sessista

Travaglio imitatrice Boschi

Anche se Banca Etruria ha un peso specifico relativo, Maria Elena Boschi è molto pesante in quanto sottosegretaria del governo e principale alleata di Matteo Renzi. Di fatto è la seconda personalità del Partito democratico. Questo spiega gran parte dell’interesse per la vicenda. Lei lo afferma: colpiscono me, per colpire il Partito democratico. Afferma, inoltre, di essere colpita in quanto donna. Si riferisce, in particolare, a Marco Travaglio. Una dichiarazione giudicata strumentale, perché le ragioni per cui è attaccata sono politiche (il conflitto d’interessi, la sua appartenza al PD). Tuttavia, il sessismo come modalità e causa supplementare esiste. Basta vedere i titoli, le foto, le battute, le vignette e persino uno spettacolo teatrale inscenato dallo stesso Travaglio con una imitatrice poco vestita di Maria Elena Boschi. C’è da chiedersi perché, proprio mentre la sottosegretaria usa lo scudo antisessista, il Fatto insista nell’usare frecce sessiste invece di sgombrare il campo da questo argomento.

Cosciometro

Una spiegazione è che si può essere al tempo stesso moralizzatori e maschilisti, che in un paese un po’ arretrato come l’Italia, il maschilismo è visto come una subcultura utile, per orientare lo sfavore dell’opinione pubblica contro una donna di potere. Tuttavia, questa subcultura è sempre più ridotta e una parte di noi ritiene il modo in cui si trattano le donne più importante del modo in cui si trattano le banche. Se la ministra fosse ebrea e contro di lei venisse giocata la carta dell’antisemitismo, l’ordine delle priorità sarebbe evidente. Inizia a diventarlo anche per il sessismo. Il Fatto ancora non se ne accorge, perché il suo ambiente di riferimento non glielo segnala, come non lo segnala a Libero o al Giornale. Le proteste esterne alla sua bolla le vede solo come una strumentalizzazione del PD. Quando la sua bolla s’infrangerà, come è capitato a Luxuria, che ha dovuto chiedere scusa ad Asia Argento, allora il Fatto cambierà registro. Se invece la sua bolla, pur ridotta, resterà intatta, vorrà dire che il quotidiano di Travaglio rimarrà relegato all’enclave maschiliste come i fogli della destra.

Roberto Mannelli - Le bugie hanno le cosce lunghe - Prima pagina del Fatto Quotidiano 7 dicembre 2017


Aggiornamento – Un barlume di consapevolezza boccheggia nell’articolo di Jacopo Fo il quale, tuttavia, riaffonda subito nel sostenere che il potere ha scelto di esporre una donna bellissima, per distrarre gli oppositori, fino a far cadere nella trappola il M5S. L’autore è poco coraggioso nell’omettere che ad usare ed abusare dell’immagine del corpo della ministra è proprio il suo giornale, che fin dal titolo dell’articolo, oltre che dai riferimenti nel testo, ripropone e rilancia le sue ossessioni. Su quale fonte si è arrivati persino a discutere dei piedi della Boschi? Sul Fatto Quotidiano.

Seno della Boschi arma di distrazione di massa-2017-12-25-14-14-12-854

Sul sessismo ostile e recidivo del Fatto

Riccardo Mannelli - Lo stato delle cosce - Vignetta su Maria Elena Boschi - Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2016, pubblicata in prima pagina. La vignetta è accusata di sessismo.Il sessismo del Fatto Quotidiano si ripete nel tempo, da quando Maria Elena Boschi era ancora una sconosciuta. Il Fatto pubblica gli articoli misogini di Massimo Fini; ospita il blog di Marcello Adriano Mazzola, avvocato antifemminista, sostenitore della Pas e negazionista del femminicidio; assume come notista di punta, Andrea Scanzi, capace di insolentire persino i centri antiviolenza, per difendere Fabri Fibra che inneggia allo stupro, poi di prender parte alla canea insorta contro Laura Boldrini, rea di criticare la pubblicità perché rappresenta sempre la donna come una mamma che cucina e serve in tavola; prende a bersaglio la presidente della camera e le donne del PD, con frequenti riferimenti alla voce, ai vestiti, all’aspetto fisico; l’estate scorsa si è cimentato in un testo ironico che limitava alle donne con i piedi belli il diritto di calzare scarpe aperte. Ha come direttore e firma più autorevole Marco Travaglio, schierato dalla parte del M5S contro Laura Boldrini, quando Grillo chiede ai suoi seguaci cosa ci farebbero con la Boldrini in macchina; difensore di Franco Battiato, quando afferma che «il parlamento è pieno di troie», con un testo dal titolo eloquente «Il re è nudo la regina è troia»; sostenitore del principio egualitario secondo il quale è democratico che la presidente della camera riceva gli insulti che tutte le donne ricevono, nonché autore di numerose battute sulla ministra Boschi solo adatta a togliere la polvere sui davanzali del parlamento, a trattare di cellulite, prova costume, girovita, ricerca di fidanzati e desideri di maternità. Lei è la donna trivellata, quando lui titola sui PM che la interrogano. Vignettista del quotidiano è Vauro, che sculaccia la Fornero, la rappresenta vestita da squillo e si sbizzarisce in ripetuti doppi sensi dedicati a Maria Elena Boschi. Il sostituto estivo, Riccardo Mannelli, le dedica lo stato delle cos(c)e sotto il titolone di prima pagina: Boschi inconstituzionale, seguita dai relativi commenti. Cosa c’entrano le cosce con la Costituzione? La vignetta è stigmatizzata da Nadia Urbinati.

Oltre la consueta sacralità della satira, il Fatto Quotidiano si difende dalle accuse di sessismo con giustificazioni di questo tipo.

  • La libertà di espressione. Il giornale è pluralista e democratico, dà spazio anche ai maschilisti. Il che significa che sulle questioni di genere, il giornale non ha una linea e dà la parola un po’ all’uno e un po’ all’altro, ne fa occasione di intrattenimento, cosa che non fa su altri temi: la Costituzione, la questione morale, la legalità. Questo dipende dal fatto – come notò Michela Murgia – che il giornale vede il sessismo, non come una questione politica, ma solo come una questione di costume.
  • La parità. Quel che il giornale scrive contro personalità femminili lo scriverebbe anche contro personalità maschili. La cosa, in verità non avviene. È vero che il Fatto sa essere sgradevole anche contro suoi avversari maschi, ma non in termini che possano definirsi sessisti. Dire di un tale che è imbecille e disonesto, non va oltre la sua persona, non colpisce una appartenenza. Ma anche se avvenisse un sessismo contro gli uomini sarebbe innocuo, perché non in continuità con violenze, discriminazioni e svantaggi a danno degli uomini. Lo sfondo storico, culturale, sociale è patriarcale, stereotipi e pregiudizi verso un sesso o verso l’altro non pesano allo stesso modo e i rovesciamenti non sono riparatori.
  • Il benaltrismo. Ci sono cose più importanti per cui indignarsi: quel che va contro la democrazia, la questione morale, la pace, il lavoro. Ciò, può essere vero come opinabile. Disprezzare le donne produce effetti abbastanza gravi, che possono pure considerarsi i più gravi. Come che sia, l’austerity della UE sarà più o meno grave dell’avversione ai meridionali o agli immigrati, ma non ne discuto con un leghista.
  • L’inadeguatezza delle donne bersagliate. Questa giustificazione, come la precedente, ricorre nella difesa di Stefano Feltri e dello stesso Riccardo Mannelli. Boschi non ha argomenti, non sa argomentare quindi di lei rimane impresso solo l’aspetto fisico, che perciò viene ritratto nei disegni (e magari negli articoli). Tuttavia, l’inadeguatezza vera o presunta di Maria Elena Boschi non è diversa da quella dei suoi colleghi maschi, i quali non sono messi in evidenza per il loro aspetto fisico o per le fantasie sessuali che suscitano. Chi rimprovera mancanza di argomenti, dovrebbe metterci i propri, non il sessismo che è una povertà di argomenti assoluta. Nel dibattito politico, troppo spesso il dissenso è rimpiazzato dal disprezzo, che meglio parla alle pance e risparmia la fatica di argomentare e spiegare. Gli uomini hanno sempre giustificato la strumentalizzazione delle donne con il fatto che le donne sarebbero intellettualmente inferiori. Con Maria Elena Boschi si pretende di riesumare questo ciarpame misogino, che fa leva sullo stereotipo della bellona stupida. Calderoli potrebbe ritenere che Cecilie Kyenge non ha argomenti, non è capace ad argomentare e che l’unica cosa che di lei si nota è la sua pelle nera, così da sentirsi lui legittimato a trattare solo di questa. Come ha fatto. Cosa potrebbero obiettargli Feltri e Mannelli con la loro ricchezza di argomenti?

Io sono in dissenso con il partito, il governo, la riforma di Maria Elena Boschi e con lei stessa. Spesso mi fa incavolare, ma questo non mi porta a ritenere di essere superiore a lei sul piano intellettuale. In verità, non mi sento superiore neanche a Travaglio, Scanzi, Vauro e Mannelli. Stupisce che dei professionisti dell’informazione ostentino invece, in modo così adolescenziale, una tale presunzione.

Il Fatto Quotidiano non è l’unico giornale che fa ampie e frequenti concessioni al sessismo. È uno dei tanti. Questo è doloroso, perché il Fatto è il giornale di opposizione, occupa il posto che un tempo era dell’Unità o del Manifesto. Inoltre, Travaglio è stato un simbolo dell’antiberlusconismo, l’archivio vivente dell’opposizione democratica. C’è ancora, nei confronti di questi giornalisti un’aspettativa civile molto alta. Lascia perplessi la loro estraneità al femminismo, uno dei più importanti movimenti di liberazione, forse il più importante. Una parte del Fatto, Travaglio stesso, proviene da destra, ma può evolvere, su tante cose si è evoluto. Scanzi, invece, proviene da sinistra, ma non è meglio.
Sul sessismo giocano varie ambivalenze. La più grossa, già analizzata da Chiara Volpato, è quella che distingue una versione benevola da una versione ostile. In quella benevola sono omaggiate le virtù femminili favorevoli al maschio e lei è trattata come una principessa. Un atteggiamento ritratto da Balzac nell’idea che la moglie è una schiava che bisogna saper mettere sul trono. Nella versione ostile le donne sono trattate da prostitute. I due sessismi convivono e si alternano nella stessa società e nelle stesse persone. Tanto più è forte il sessismo ostile tanto più le donne imparano ad apprezzare quello benevolo. Il bastone e la carota, insomma. In una società patriarcale evoluta, stabile, pacifica, ordinata, il sessismo benevolo è egemone. Questo può far credere a qualche ribelle che il sessismo ostile sia anticonvenzionale, trasgressivo, rivoluzionario: il disprezzo delle donne ostentato dal manifesto futurista; tanta parte della pornografia confusa con la liberazione sessuale; il riscatto sociale metaforizzato nel proletario che violenta l’aristocratica o la borghese, come in varie scene di film degli anni ’60 e ’70, il più famoso quello di Lina Wertmüller con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato.
I giornalisti maschi del Fatto, faticano a comprendere le critiche ricevute, si sentono richiamati al sessismo benevolo (spesso questo richiamo, in effetti, c’è), ricadono nella ripetizione, perché sono immersi in questa visione delle cose. E vedono cosce. Oppure no, oppure sono soltano una vecchia banda di arrapati allevati dal Drive in degli anni ’80.

La «donna trivellata» e la questione del politically correct

boschiCome incipit del suo editoriale, Marco Travaglio scrive: Ieri Matteo Renzi, in grandi ambasce per Mariaele, che nel mentre veniva trivellata dai pm di Potenza, ha dichiarato guerra alla procura lucana. Il pezzo, che gioca sul doppio senso di un triste slogan referendario, è ripreso e denunciato su Twitter da Stefano Esposito.

Forse in alcuni ambienti, Marco Travaglio fa lo stesso effetto dell’Islam e trasforma tutti in femministi, anche i più insospettabili. Forse il senatore Esposito ha imparato dalle sue esperienze, dalla scrittrice Silvia Ballestra, da Marta Notav, ed è davvero migliorato.

Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano, come d’altra parte il M5S, sono soliti sfoderare il sessismo contro le proprie avversarie politiche. I difensori di Travaglio dicono sia l’unico ancora capace di ribellarsi al politically correct.

La questione del politically correct è questa: se sei un incivile, ti impone di nascondere la tua inciviltà sotto il tappeto. L’avversione all’ipocrisia dice: No, l’inciviltà se esiste è meglio sia espressa. Per me, è una questione irrisolta, perché il linguaggio incivile può essere violento. Ad ogni modo, nascosta sotto il tappeto o esposta nell’editoriale in prima pagina, sempre di questo si tratta: di inciviltà.

Al riparo da accuse, che reputano strumentali o che proprio non comprendono, i giornalisti del Fatto, questa loro inciviltà sessista, potrebbero finalmente iniziare a guardarsela.


Riflessi antifemministi

RondolinoAlla denuncia di Esposito si è aggiunta quella di Fabrizio Rondolino. Per riflesso berlusconiano, ne fa una occasione di polemica contro il movimento delle donne, con il trito «dove sono le femministe?» Attribuisce loro una incoerenza invece tipica dei maschi che usano la difesa delle donne (le proprie), per combattersi tra loro, quindi una incoerenza sua.

Se il giornalista dell’Unità consulta pagine e blog femministi, può vedere che proteste e critiche al Fatto ne sono state prodotte molte, tanto da completare la sua rubrica quotidiana per il resto dell’anno. Gli segnalo tra gli altri un post di Michela Murgia.

Il Fatto Quotidiano in passato ha pubblicato gli articoli misogini di Massimo Fini; articoli che negano il femminicidio e sostengono l’esistenza della Pas a firma di avvocati mascolinisti; articoli insolenti contro i centri antiviolenza e in difesa delle canzoni di Fabri Fibra inneggianti la violenza e lo stupro, da volerle cantate al concerto del primo maggio; articoli insultanti e dileggianti contro Laura Boldrini. Quando il Fatto pubblicava tutte queste cose, a reagire Rondolino non c’era.


Riflessi difensivi

Vignetta di Vauro GuardaboschiMarco Travaglio si difende. Dice di non avere l’ossessione del sesso. Quando pensa a trivella non pensa ad un atto sessuale e quando scrive che i pm di Potenza trivellano questo o quel politico o politica pensa a magistrati che investigano in profondità. Cita l’Avvenire che, per criticare la propaganda astensionista di Renzi, titola: «I vescovi trivellano Renzi» e spera non si pensi che quel titolo sia sessista al contrario.

Il fatto è che il sessismo al contrario non esiste. Trivella riferito a Renzi non è fraintendibile, riferito alla Boschi si, specie su un giornale dove la Boschi è oggetto di commento per le sue scollature, le sue gambe, le sue caviglie, i suoi piedi, ed è ritratta su vignette allusive in prima pagina.

Non essere ossessionati dal sesso (e meno male), non vuol dire poter essere indifferenti al sessismo ed esprimersi come se non esistesse. Dopo che due donne ti hanno dichiarato di aver percepito come incivili e violente le tue parole, non possono essere le tue intenzioni autocertificate a dare loro una misura.


Vedi anche:
[>] Mariaele e il sessismo bipartisan | Giulia Giornaliste
[>] Marco Travaglio, trionferà solo l’inciviltà se continuiamo a usare le parole come pietre – Nadia Somma, Monica Lanfranco
[>] Continuiamo a denunciare il linguaggio sessista | Se non ora quando – Torino
[>] Marco Travaglio: “Maria Elena Boschi trivellata dai magistrati di Potenza”. Insorge il Pd: “Non rispetta il corpo delle donne” | Laura Eduati, HuffPost, 05/04/2016

Agit-Prop

Rondolino-Travaglio

Agit-prop: Dipartimento per l’agitazione e la propaganda, organo del comitato centrale del partito comunista dell’Urss. In russo, dice Wikipedia, propaganda, significa diffusione di idee e di saperi utili, senza la connotazione negativa che ha in francese, inglese e in italiano; una connotazione che credo influenzi molto la percezione di sé dei nostri propagandisti. Agit-prop definisce bene un certo modo di fare opinione e informazione al servizio di un leader, un partito, uno stato, una chiesa, una causa. Fabrizio Rondolino, nel confronto con Marco Travaglio, da Lilli Gruber, ha definito agit-prop il Fatto Quotidiano, giornale allarmista per una democrazia sempre messa in pericolo e per una politica sempre corrotta e impunita. Ha ragione.

I toni del Fatto erano, secondo me, adeguati contro Silvio Berlusconi, non solo capo, ma padrone del centrodestra, non solo leader e premier, ma padrone della TV commerciale, disposto a commettere reati, ad usare la politica per tutelarsi da inchieste e processi, a delegittimare la magistratura e la stampa. Oltre e dopo Berlusconi, il Fatto si è rivelato monocorde. Stessi toni nei confronti dei leader del centrosinistra e dei successori al governo del cavaliere. Toni che consistono nel rappresentare i politici avversari come dei disonesti o degli imbecilli, o entrambi. Più la simpatia per Beppe Grillo.

Agit-prop definisce bene anche il giornalismo di Fabrizio Rondolino. Poco importa che abbia cambiato riferimenti nel corso della sua carriera professionale, da D’Alema, a Mediaset, al Giornale, ad Europa e ora all’Unità a sostegno di Renzi, perché si può cambiare idea o mantenere la stessa idea e vederla di volta in volta incarnata in soggetti diversi. Conta lo stile che si mantiene uguale: l’enfasi con cui sostiene il suo leader, la violenza con cui contrasta gli avversari del suo leader. Tweet oltre il limite della provocazione contro i meridionali, perché il rapporto Svimez mette in difficoltà il governo, o contro le insegnanti, per le proteste contro la riforma della scuola; un blog per bastonare la minoranza PD; una rubrica sull’Unità per dileggiare il Fatto tutti i giorni. Anche Rondolino in fondo dice dei suoi avversari che sono dei disonesti o degli imbecilli.

A me piace il conflitto, lo scontro, la polemica, però resto perplesso di fronte ad un modo di confliggere che nega alla controparte rispetto, autorevolezza, valore, e conduce una dissacrazione totale e permanente nei confronti di chiunque sia fuori linea: politici, giornalisti, magistrati, costituzionalisti, intellettuali.

Scollatura Maria Elena Boschi

Lilli Gruber ha chiesto conto a Marco Travaglio di una didascalia molto evidente a lato di una foto di Maria Elena Boschi, pubblicata sul Fatto. “La scollatura di Maria Elena Boschi è sempre tollerata. Magari non il giorno della legge che porta il suo nome e stravolge la Costituzione”. Travaglio non ha saputo darne una giustificazione sensata e ha riproposto il solito ritornello, per cui non si può criticare una donna senza essere accusati di misoginia, per poi aggiungere che se una donna si veste in un certo modo, non deve lamentarsi dei commenti che riceve. Come se la critica ad una scollatura sia pertinente con la critica all’attività di una donna in politica e come se l’abbigliamento di una donna sia di certo concepito per compiacere lo sguardo maschile, sempre autorizzato a commentare, anche a sproposito. Rondolino ha paragonato Travaglio ai personaggi di Lino Banfi, che guardano nelle scollature, come a dargli dello sfigato, ma quella didascalia per la quale Lillì Gruber ha manifestato il suo fastidio, non è solo sfigata, è anche molesta e viene pubblicata su un giornale che ha nel sessismo il suo più importante punto debole.

Sui gesti sessisti in senato

senatori sessisti

Lucio Barani e Vincenzo D’Anna sono due senatori di Forza Italia, ormai transfughi al seguito di Denis Verdini, per rinforzare la maggioranza di Matteo Renzi al senato, in modo da neutralizzare la minoranza del PD. Di recente sono diventati famosi, per aver mimato una fellatio all’indirizzo della senatrice Barbara Lezzi del M5S, ragion per cui, la presidenza del senato li ha sospesi per cinque giorni.

Cinque giorni di sospensione sono parsi una sanzione troppo blanda ai giornali di opposizione, tanto da sospettare che la presidenza del senato abbia voluto permettere un rapido rientro dei due senatori verdiniani, per aiutare la risicata maggioranza che sostiene il governo. Bisogna però ricordare che a seguito di offese dello stesso tenore, da parte dell’onorevole Massimo Felice De Rosa (M5S) contro le deputate del PD, la presidenza della camera dispose una sospensione di soli tre giorni.

I gesti sessisti dei due senatori maschi ripropongono all’attenzione l’uso del sessismo nella lotta politica quando gli avversari sono avversarie o nelle normali controversie quando un uomo si trova in conflitto con una donna, che gli tiene testa, anche se non manca chi trova quei gesti molto gravi, non tanto perché offendono le donne, quanto perché offendono le istituzioni.

Alcuni qualificano il gesto come volgare, osceno, pornografico, per indicare un comportamento inopportuno, inelegante, maleducato, assunto da un uomo nei confronti di una donna. Una lettura depoliticizzata, che deplora il mancato rispetto della donna in quanto persona più delicata dell’uomo. Ancor più delicata se incinta, come dichiara il cinquestelle Alessandro Di Battista. Una lettura che si inscrive nel sessismo benevolo e protettivo.

Molti altri hanno però qualificato il gesto come sessista, anche i principali titoli di giornale. Tuttavia, abbiamo visto che l’uso di questa definizione nel linguaggio corrente e giornalistico si presta ad ambivalenze: c’è chi si riferisce al significato sessuale e chi si riferisce, in modo più proprio e corretto, al significato inferiorizzante e discriminatorio contro le donne.

Il gesto dei due senatori, infatti, vuol comunicare che le donne non sono idonee per dibattere di politica e fare le leggi, ma sono idonee per sollazzare gli uomini. Una versione non oscena dello stesso messaggio avrebbe potuto dire che le donne sono idonee per cucinare, pulire, rammendare, come scrisse Marco Travaglio, per riferirsi a Maria Elena Boschi: l’avvocaticchia di Arezzo, che alla Costituente avrebbe a stento levato la polvere dai davanzali.

Il sessismo dei due senatori verdiniani è condannato con maggiore o minore enfasi a secondo della propria collocazione politica. Per Andrea Scanzi (Il Fatto) il sessismo vale solo contro le ministre renzine, invece se contro le senatrici grilline nessuno si indigna. L’Unità ricorda il sessismo di tutti gli altri, fuori dalla maggioranza di governo.

Il sessismo degli altri è ricordato come diversivo, come scudo difensivo, o per dire che un sessismo lava l’altro. Una reciproca ipocrisia. È giusto aver presente la trasversalità del sessismo, non per attenuare il giudizio, ma per aggravarlo, non su questo o quel gruppo, ma sugli uomini che lo praticano, lo minimizzano, lo negano, oppure si mettono a fare la parte del bue che dà del cornuto all’asino.

Cinque giorni di sospensione sono pochi. Non credo la presidenza del senato voglia aiutare la maggioranza, credo soltanto sottovaluti l’importanza della questione. Proprio come fino ad oggi l’hanno sempre sottovalutata i giornalisti del Fatto Quotidiano.

Riferimenti:
Il sessismo che vi serve – Giulia Siviero – Il Post, 7.10.2015
Barani e D’Anna: il disprezzo delle donne abita nel Parlamento italiano – Nadia Somma, 7.10.2015
L’antropologa: «Dietro ai gesti sessisti c’è la pochezza di sé» – Amalia Signorelli, Il Manifesto, 6.10.2015

Berlusconismo e antiberlusconismo

Silvio BerlusconiMettere sullo stesso piano berlusconismo e antiberlusconismo è ingiusto, per la qualità delle due parti e per i rapporti di forza, non solo elettorali, anche economici e mediatici. Eppure questa contrapposizione mi va stretta. Mi colloco tra gli antiberlusconiani, tuttavia, mentre il berlusconismo è stato uno, gli antiberlusconismi sono stati almeno tre e il mio è il terzo.

Il berlusconismo per me è stato essenzialmente il superamento negativo di due principi borghesi.

1) Lo stato come comitato d’affari della borghesia, divenuto con Berlusconi il borghese che si fa gli affari in proprio a capo del governo, con scarsa coscienza di classe e molto coscienza del suo interesse individuale, tanto da essere appena tollerato, quando non avversato, dal Corriere della Sera, La Stampa e il Sole24 Ore, per non dire di Repubblica, i principali giornali della borghesia; e nel farsi gli affari in proprio assume la propria azienda come modello di governo dello stato, con conseguente insofferenza per l’opposizione, la libertà di stampa, la divisione dei poteri.

2) La doppia morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, divenuti con Berlusconi una morale sola: i vizi privati rovesciati ed esibiti come pubbliche virtù: alla luce del sole si fa leggi ad hoc allo scopo di salvarsi dai processi, difende il lavoro nero e l’evasione fiscale, esibisce le donne come trofei, oggetti di status del potere, le narra come rampanti prostitute e legittima la stessa prostituzione come mezzo plausibile per accedere alle risorse, al lavoro, alla carriera. Un populismo di destra, volgare e sessista, che comunica con slogan demagogici, semplici e ripetuti fino allo sfinimento, per persuadere elettori infantilizzati, ispirato al liberismo, ma alleato di tutti i conservatori e i reazionari, anche statalisti e assistenzialisti, tenuti insieme con il collante di un paranoico e anacronistico anticomunismo, fino allo sdoganamento del fascismo e alla predicazione del revisionismo storico. Dunque, tutto e solo negativo? No, al ministro della sanità Girolamo Sirchia va riconosciuto di aver imposto il divieto di fumare nei locali pubblici (2003).

Il campo dell’antiberlusconismo si divide almeno in tre parti e solo in alcuni momenti riesce a stare tutto insieme nelle coalizioni progressiste e uliviste.

Il Fatto 27 agosto 20151) C’è un antiberlusconismo morale, legalitario e irriducibile, forse quello che ha più diritto e che ci tiene di più a definirsi tale, espresso soprattutto da intellettuali, attori, comici, giornalisti. Personalità di destra e di sinistra. Gli esponenti più illustri sono Norberto Bobbio, Umberto Eco, Giorgio Bocca, Enzo Biagi, e Indro Montanelli. Poi, nel corso del ventennio, la militanza antiberlusconiana più attiva e costante nel tempo sarà assunta da giornalisti come Michele Santoro e Marco Travaglio e da politici come Antonio Di Pietro. Quale che sia la loro analisi, trattano Berlusconi come se fosse l’ostacolo principale, la causa dei mali del paese, il nemico da battere, per ripristinare le condizioni necessarie di moralità e legalità. Il loro interesse per la questione sociale e per la questione femminile è relativo, più strumentale che reale. Parte di quest’area confluirà alla fine nel Fatto Quotidiano, nella Lista Ingroia, o nel Movimento 5 Stelle. Realtà prevalentemente maschili che dimostreranno di avere sulle donne uno sguardo sessista simile a quello berlusconiano, riconfinato nello schema della doppia morale o spacciato per genuina volgarità. Nondimeno, si è trattato di una parte che ha fatto da argine sulla libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura, ha incalzato il centrosinistra e ha saputo produrre un vasto e documentato archivio di denuncia e di cronaca giudiziaria.

Ulivo 19962) C’è un antiberlusconismo politico, moderato, di sinistra, che vede in Berlusconi più l’effetto che non la causa dei mali del paese. Un paese strutturalmente conservatore, per la presenza del Vaticano, il suo ampio ceto medio, la sua struttura produttiva frammentata in piccole imprese familiari, l’arretratezza del mezzogiorno e molte aree controllate dalla criminalità organizzata. Berlusconi è il rappresentante di una parte della società, bisogna farci in conti, conviverci, tentare di costituzionalizzarlo insieme con i post fascisti e i nuovi leghisti. Parlare male di Berlusconi, denunciare le sue malefatte, giocare la carta dell’antifascismo convince solo i già convinti e fa il gioco del vittimismo berlusconiano, che si presenta perseguitato dalle toghe rosse. Questi dirigenti del centrosinistra anticipano il discorso di Renzi, già vent’anni prima, non vogliono la contrapposizione, perché non credono di poterla vincere e perché sui contenuti della politica economica, della politica estera e della politica istituzionale stanno spostando il loro partito verso il centro, un terreno in fondo favorevole per tentare un accordo e una convivenza. Questi dirigenti giocano la carta dell’antiberlusconismo più contro la sinistra antagonista, che contro Berlusconi, per tenerla dentro una logica bipolare. Quell’alleanza, guidata da Romano Prodi, è comunque riuscita a portare l’Italia nell’euro senza fare un massacro sociale.

bandiera prc3) La sinistra antagonista è il terzo antiberlusconismo. Per lei, Berlusconi è l’effetto, non solo dei mali dell’Italia, ma anche dei mali del nuovo capitalismo, che dopo il crollo del comunismo e la rottura del patto socialdemocratico, tende a fare politica saltando le mediazioni e le concertazioni. Questa parte si oppone alla moderazione salariale, all’erosione dello stato sociale per il risanamento, alla precarizzazione del lavoro, alle privatizzazioni, e vede che quando queste politiche sono espresse da Berlusconi, l’opposizione di sinistra e sindacale riesce a contenerle, quando invece sono espresse dal centrosinistra, con la concertazione sindacale, con tempi e modi più graduali, queste politiche passano. E’ il caso della riforma Dini sulle pensioni, che ritorna dal retributivo al contributivo. E vent’anni dopo sarà il caso dell’articolo 18. Ma questa parte oscilla tra costruzione di una sinistra autonoma e frontismo, senza mai riuscire a risolvere il dilemma del proprio ruolo nella gabbia del bipolarismo, pur riuscendo in una prima fase a ancorare la politica del centrosinistra ad una politica di relativa equità.

Questi tre antiberlusconismi, oggi Renzi li mette in un solo calderone insieme con il berlusconismo, e si propone come superpartes che procede oltre e più avanti, anzi che finalmente inizia a muoversi e lo fa di corsa per recuperare il tempo perduto. La storia riparte da lui. In realtà, è il proseguimento dei dirigenti del centrosinistra (e forse di Craxi prima di loro), ne dismette la retorica e lo stile, per assumere in modo più sobrio quella del loro avversario, ma prosegue sulla strada del decisionismo istituzionale e del liberismo economico. Con lui la contrapposizione si ripropone con un titolo diverso: renzismo vs antirenzismo. in un quadro politico più arretrato dove tra gli antirenziani vi sono, molto ingombranti, Grillo e Salvini. Però, arrivano anche buone speranze: dalla Grecia, dalla Spagna, e dall’Inghilterra.

Riferimenti:
Rimini Comunione e Liberazione Meeting di Rimini Matteo Renzi 25 Agosto 2015
Addio berlusconismo, addio antiberlusconismo: Renzi oltre la Seconda Repubblica – Mario Lavia, 26.08.2015
Renzi al Meeting Cl: i pro e gli anti – Marco Travaglio, 26.08.2015
Berlusconismo o cosa? Ecco i veri motivi per cui l’Italia ha perso gli ultimi vent’anni – Paolo Ferrero, 27.08.2015
Berlusconismo e antiberlusconismo: scusi Renzi, ma lei da che parte stava? – Antonio Padellaro 27.08.2015
Le responsabilità degli ultimi vent’anni – Piero Ignazi 27.08.2015
Massimo D’Alema apre lo scontro d’autunno con Renzi: “Non si sputa sul passato per far finta di essere grandi” – HuffPost 27.08.2015
Il travaglio di Travaglio per quel ventennio ormai alle spalle – Mario Lavia 28.08.2015