Le testimonianze cambiano l’aria

Le testimonianze delle donne abusate cambiano l’aria nella relazione tra i sessi. Uomini riluttanti, abituati all’aria viziata, avvertono di non esagerare e non generalizzare: vogliono distinguere i maiali dai gentili, le violenze dalle avances; ricordano l’opportunismo delle molestate (perché hanno fatto carriera o perché non l’hanno fatta) e la presunzione d’innocenza dei molestatori. La richiesta sottotesto è di tacere o parlare solo in sedi riservate e competenti, con l’effetto di restaurare il silenzio necessario agli abusanti.

Il rischio remoto che un uomo possa essere diffamato è un male minore rispetto al rischio probabile che le donne continuino ad essere maltrattate. Il crollo di un sistema non è indolore. Tuttavia, i dolori possono essere contenuti se gli uomini si assumono le proprie responsabilità, senza difendersi e contrattaccare. I gentili possono distinguersi da sé, smettere ogni complicità con i maiali, invece di giudicare le complicità delle vittime. Poco importa differenziare avances e molestie, quando le avances sono indesiderate, inflitte da uomini che esercitano potere o si prendono confidenze mai concesse. Offese fisiche o simboliche sono parte della stessa violenza sessista. Più importante saper riconoscere un movimento di testimonianze, che scoperchia un sistema di abusi, e non fingere di confonderlo con la caccia alle streghe o altre tragedie dell’umanità.

Il maccartismo fu l’anticomunismo negli Stati Uniti, non nell’Urss. I maschi maltrattanti sono più prossimi al partito dominante che alla minoranza di opposizione. Il dominio si fonda anche sulla collaborazione o sul silenzio assenso degli uomini per bene o soltanto timidi, i quali condividono o rispettano la gerarchia e la cultura dei dominanti. Nessuna ci vuole uccidere, torturare, incarcerare, gettare in rovina. Noi, la nostra sessualità predatoria, stiamo ricevendo una grande critica collettiva. Possiamo aprirci ed ascoltarla. Quando spalanchiamo le finestre entrano freddo o caldo, insetti, rumore, sguardi indiscreti, qualche strano odore, la corrente: attenzione, attenzione! Ma gli ambienti chiusi per troppo tempo sono i peggio inquinati ed infettati. L’aria va cambiata; è una necessità igienica, anche a costo di rompere un vetro.


Tristi riferimenti:
[^] Massimo Fini 07.11.2017 – Dalle molestie alla caccia alle streghe: difendiamoci
[^] Beppe Severgnini 05.11.2017 – Un confine esiste tra gentilezza e molestia
[^] Michele Serra 03.11.2017 – L’amaca
[^] Paolo Ercolani 02.11.2017 – L’assurda guerra dei sessi

L’esempio di Asia Argento

Asia Argento

Ogni battaglia trova le sue icone; adatte a dare esempio e sostegno. Asia Argento lo è: incarna la donna divenuta forte e ribelle contro l’uomo potente e l’intero sistema di potere, che infesta il mondo del lavoro. La donna reale, che si dibatte tra le sue contraddizioni e combatte. Rimproverata di non essere esemplare, proprio mentre compie la scelta più etica con la sua testimonianza: sostenere le donne che hanno già denunciato e aprire la strada alle altre. È la vittima, colpevolizzata dalla complicità maschile, impensabile verso le vittime della mafia e dell’usura, uscite allo scoperto. Seppure la sua fosse una storia di prostituzione e non di violenza, come sentenziano i suoi inquisitori, sarebbe lo stesso, perché la prostituzione è un sistema imposto di violenza risarcita, nel quale l’abusante viola anche i margini di consenso.

La progressiva intolleranza per gli abusi maschili è un fatto recente, più tardivo delle denunce; mette sotto accusa la negligenza di giudici e poliziotti, l’asservimento di direttori e capiredattori, le ambiguità e le ostilità di uno sguardo maschile colluso, che giudica e cavilla su vecchie distinzioni, tra violenza e molestia, tra stupro e atti di libidine violenta, prive di senso nel vissuto di chi non controlla la situazione. Oggi ha più forza il rifiuto di dare per scontato il violento ed il suo sistema; di giudicare la vittima; di contrapporre donne povere e anonime a donne ricche e famose; di farla passare liscia al silenzio degli uomini: registi, attori, colleghi, fidanzati, amanti, amici.

Asia Argento da voce anche alle impiegate; chi la censura, mette a tacere tutte. Ha ragione Rachel Moran, una ex prostituta sopravvissuta: l’Italia può essere orgogliosa di lei. L’omertà è la condizione necessaria, il dettaglio ignorato dall’uomo di mondo che dice e domanda con subdolo distacco: è stato sempre così e tutti lo hanno sempre saputo; di cosa ci stupiamo? Sta a lui dire cosa davvero lo stupisce. Che le donne abbiano smesso di tacere; e gli uomini, iniziato a confessare la propria vigliaccheria.


Riferimenti:
[^] Affare Weinstein. È la vendetta di Marilyn Monroe – lm 20.10.2017
[^] Nessuno tocchi Ofelia – Ida Dominijanni, Manuela Fraire 10.07.2011
[^] Intervista in esclusiva ad Asia Argento – #cartabianca 17.10.2017 – YouTube
[^] Rachel Moran: “L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di Asia Argento” – 19.10.2017
[^] Uomini assenti sul caso Weinstein – Pierluigi Battista 16.10.2017
[^] Weinstein, Giulia Blasi e le storie su #quellavoltache: «Se c’è squilibrio di potere non c’è mai consenso. Basta processare le vittime» – 19.10.2017
[^] Violenza alle stelle: da Weinstein allo swing. Quando le donne cominciano a parlare – Luisa Betti Dakli
[^] Asia Argento, caso Weinstein: il commento dell’avvocata Manuela Ulivi – 20.10.2017
[^] Caso Weinstein: perché proprio non ce la facciamo a credere alle donne – Chiara Baroni 19.10.2017
[^] Caso Weinstein, sulle molestie sessuali sappiamo fare solo chiacchiere da bar – Nadia Somma 13.10.2017
[^] Hollywood e lo scandalo Weinstein: lo scoop che i media per anni non hanno pubblicato – Arianna Ciccone 16.10.2017
[^] Molestie sul lavoro: perché in Italia un caso “Weinstein” non c’è e non ci sarà – Claudia Torrisi 23.10.2017
[^] «Vuoi un contratto? Fai sesso con me» – Arianna Giunti, 8.03.2017

Istat, violenza, italiani e stranieri

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Secondo l’Istat, gli stupri subiti dalle donne italiane sono stati commessi da italiani in oltre l’80% dei casi (81,6%), da autori stranieri in circa il 15% dei casi (15,1%). Ma, gli stranieri sono l’8,3% della popolazione. Se l’autore della violenza o della tentata violenza è straniero, le donne italiane denunciano di più. La somma dei dati non dà 100: forse, mancano dei dati; forse, vi sono alcune denunce di vittime italiane per le quali non è stato possibile identificare la nazionalità dell’aggressore; forse, alcune vittime straniere hanno denunciato più di una aggressione.

Va ricordato che i dati Istat sono rielaborazioni dei dati del ministero dell’interno e che questi ultimi sono dati relativi alle denunce. Secondo l’Istat, le denunce sono solo il 7% delle violenze. Perciò, a parere di Marzio Barbagli e di Laura Linda Sabbadini questi dati sono insufficienti per poter dire che gli stranieri violentano più degli italiani. E’ probabile che anche le straniere non denuncino parenti e amici, anche se, secondo Linda Laura Sabbadini, le straniere denunciano più delle italiane.

Sulla violenza, il confronto reale da tener presente, l’unico sul quale occorre concentrarsi, è quello tra uomini e donne. Il confronto tra italiani e stranieri è imposto dalla xenofobia, che usa pesantemente il tema della violenza sulle donne per criminalizzare gli stranieri, facendo leva sul pregiudizio facile. Così, per contenere la xenofobia, c’è da fare un lavoro su dati e proporzioni.

Si può capire la donna che prova maggior disagio, fastidio, paura, rabbia, quando l’attenzione molesta arriva da uno straniero. È un vissuto non giudicabile; anch’io, in situazioni negative preferisco, del tutto irrazionalmente, avere a che fare con italiani. Penso invece si entri nel pregiudizio, quando la molestia o qualsiasi altro comportamento negativo è spiegato come espressione della cultura di provenienza dello straniero.

Se diciamo che gli stranieri delinquono di più, in particolare verso le donne, e lo fanno perché predisposti culturalmente, in cosa si distingue la nostra lettura da quella della destra xenofoba? E quali diverse conseguenze possiamo trarre? Finiamo come il Minniti imitato da Crozza: la differenza è che a noi la xenofobia “ci dispiace”; e la sfida dei prossimi anni, sarà “farci passare il dispiacere”.

Il pregiudizio negativo nei confronti degli stranieri è anche mio. Anch’io tendo a credere che si comportino peggio e do credito alle testimonianze. Solo che le analisi della realtà, intese come studi, ricerche, statistiche, non confermano questa ipotesi o mostrano di non avere dati sufficienti per poterla confermare.

Un dato possiamo conoscerlo tutti: gli stranieri in Italia sono passati dai 300 mila del 1990, al milione e trecentomila del 2002, ai 5 milioni del 2017. Per lo stesso arco di tempo, il ministero degli interni, quello della giustizia, l’Istat e altri istituti di ricerca non dicono che i reati sono aumentati in misura proporzionale all’aumento degli stranieri. Anzi, non sono proprio aumentati, alcuni, i più efferati, compresi gli stupri, sono persino diminuiti. Dunque, per quanto ne sappiamo, vero e verosimile non coincidono.

Tuttavia, stranieri che si comportano male esistono. Ciò ha una spiegazione culturale? Penso di no. Oppure si, ma paradossalmente in senso contrario a quel che si tende a credere. Non sono uomini arretrati, sono uomini moderni, che pensano di incontrare finalmente donne moderne, cioé libere, disinibite e disponibili, come quelle che compaiono nelle gigantesche diapositive pubblicitarie della stazione centrale di Milano, dove si concentrano molti migranti.

L’uomo patriarcale era più rispettoso verso le donne dell’uomo postpatriarcale. Il primo viveva in un ordine che dava regole e limiti, il secondo vive in un disordine che dà solo licenze. Gli uomini neri che molestano, per cultura, sono poco simili agli uomini della loro tribù, sono più simili ai nostri clienti della prostituzione, ai nostri utenti del porno, ai nostri turisti sessuali. Più simili a quei programmatori che simbolizzano la donna nei sex robot e in quei visitatori che per eccitazione i sex robot li distruggono.

Sono giovani, più intraprendenti di noi nel bene e nel male. Sono soli, senza opportunità di socializzazione (circoli, palestre, piscine, sale da ballo, discoteche, scuole, università, associazioni, compagnie di amici), quindi si affidano di più all’approccio volante o ad un’attenzione molto segnaletica. Nella solitudine, non sono sotto il controllo di parenti, amici, conoscenti, non hanno il problema ambientale di proteggere la propria reputazione personale dallo sguardo dell’altro ed anche il proprio sguardo interiore chiude un occhio.

Date queste condizioni, la risposta più efficace non può che andare nel senso di favorire una maggiore inclusione. Il contrario di quel che suggerisce il riflesso condizionato xenofobo.

Il gioco della torre di Colonia

Colonia San Silvestro

Sui fatti di capodanno a Colonia e in altre città tedesche ne sappiamo ancora troppo poco per attribuirgli una natura diversa da quella di fatti analoghi che accadono alle feste della birra, a carnevale o nei campus universitari: maschi, gruppi di maschi che molestano e violentano donne. Quelli di Colonia, secondo le testimonianze, erano in buona parte immigrati dal Medio Oriente e dall’Africa settentrionale. Questo porta a mettere sotto accusa la linea dell’accoglienza di Angela Merkel, a vedere nell’Islam il mandante culturale della misoginia violenta e nell’immigrazione il suo esecutore. Chi si sente coinvolto in una guerra di civiltà, o soltanto ha paura dello straniero, vede nei fatti di Colonia uno stupro etnico e un attacco ai valori della civiltà occidentale.

Se i molestatori di Colonia erano in gran parte migranti, l’immigrazione qualcosa c’entra: per essere una situazione favorevole, un fattore di disordine, date le condizioni di accoglienza, per la concentrazione di giovani maschi, per la mancanza di reputazione individuale in territorio straniero, per l’idea egocentrica forse diffusa tra gli stranieri del sud e dell’est, peraltro non estranea ai maschi nostrani, che le donne occidentali, poiché più libere, siano molto più disponibili. D’altra parte, questo è suggerito da una vasta pubblicistica para-pornografica.

L’origine straniera dei molestatori non può essere un’attenuante nel giudizio sulle molestie e le violenze e la denuncia delle donne aggredite va presa sul serio. Ma non può essere neppure un’aggravante. A doversi aggravare è il giudizio sulla violenza maschile in Europa e nel mondo. Se i fatti di Colonia sono potuti accadere e sono divenuti noti solo dopo quattro giorni è anche per la debole reazione della polizia e per l’iniziale silenzio dei giornali di ogni orientamento. Sarà stata l’impreparazione, la paura di alimentare la xenofobia, ma sarà stata pure la consueta sottovalutazione della violenza sessista. Uomini e donne misurano in modo diverso la violenza. Quello che per le donne è già violenza, per gli uomini è ancora soltanto maleducazione. Così pensano gli uomini poliziotti, giornalisti, politici.

Colonia manifestazione

Sappiamo che la violenza sessista non è solo espressione di arretratezza patriarcale, ma anche di rivalsa maschile alla libertà femminile. Dunque, è ingenuo scusare un migrante come fosse un selvaggio da civilizzare. I molestatori stranieri vanno perseguiti, come si fa con i molestatori autoctoni. Tuttavia, proprio gran parte dei casi di denuncia attribuiti a molestatori e violenti nostrani finisce archiviato, e la gran parte dei rinviati a giudizio finisce assolto. La responsabilità è individuale e ogni individuo è innocente fino a prova contraria. Questo dice la civiltà giuridica occidentale. Così, come sostiene la polizia tedesca, sarà difficile poter ricondurre a reati individuali i fatti di Colonia. Da qui la tentazione di infliggere colpe e punizioni collettive contro i migranti e i musulmani.

La chiusura ai migranti fa parte delle condizioni di accoglienza dei molti che sono già tra noi, soffia sul fuoco delle tensioni comunitarie, provoca situazioni di violenza e di morte ai confini e nei tragitti migratori via terra e via mare. Senza con ciò aumentare la sicurezza delle donne. Nella contrapposizione tra noi e loro, le donne diventano le nostre donne, territorio e oggetto di contesa tra patriarcati in guerra e la libertà femminile si affida alle concessioni del patriarcato più buono o presunto tale. Il mettere in alternativa la libertà delle donne e la salvezza dei profughi è un gioco della torre che ci domanda se vogliamo buttare giù il femminismo o l’antirazzismo, la donna o il migrante; è un falso dilemma perché è improbabile la salvezza e la libertà di una sola parte, senza o contro la salvezza e la libertà di tutti.

Se nell’immediato in questa circostanza, crediamo di non saper trovare una sintesi, possiamo parafrasare Ben Gurion: combattere il razzismo come se non esistesse la violenza sessista compiuta da migranti; combattere la violenza sessista compiuta da migranti, come se non esistesse il razzismo. Combattere la violenza sessista, in ogni caso.

Le molestie maschili per strada

shoshana robertsCi si domanda quanto il video di Hollaback, che mostra una donna per le vie di New York apostrofata di continuo da uomini molesti, possa essere efficace per sensibilizzare le persone nel rifiuto delle molestie e del sessismo. Le donne questa realtà già la conoscono, mentre gli uomini continuano a rifiutarsi di riconoscerla, per quanti documenti gli si metta davanti. Il video è stato visualizzato su YouTube oltre 28 milioni di volte e ha originato una infinità di discussioni.

Il primo cambiamento è probabile stia nella percezione di una normalità venuta meno. Spesso le discussioni sul sessismo sono insoddisfacenti o frustranti, perchè gli interlocutori negano o banalizzano l’importanza di linguaggi e comportamenti maschilisti, provano a spacciarli per complimenti, retaggi di istinti ancestrali, oppure si risentono e fanno le vittime in difesa di se stessi o della propria categoria. Sembra quasi di peggiorare la situazione, di risvegliare il sessismo nelle sue forme più ostili. L’attrice del video, Shoshana B. Roberts, ha ricevuto molti insulti misogini ed è stata minacciata di stupro e di morte, come pure è capitato alla gentilissima Emma Watson, rea di aver rivolto da una tribuna dell’ONU l’invito agli uomini ad impegnarsi nella lotta per la parità di genere. Eppure muri di gomma e bastioni in difesa di modalità di relazione sessiste fanno esperienza della propria parzialità. Il loro non è più il codice condiviso. Quel che prima era naturale, adesso è controverso.

Nelle discussioni tanti uomini ci tengono a che sia il loro punto di vista a misurare e stabilire il grado di accettabilità dei comportamenti molesti e bocciano il punto di vista delle donne, ritenuto troppo esagerato nel rifiuto e nella condanna. Un po’ come fanno direttamente sul campo i molestatori con le molestate. Gli uomini decidono il confine: un po’ di invadenza è lecita, le donne possono imparare a farsi concave e saper incassare. Sul come le opinioni si differenziano: sorridere, sentirsi grate, tirare dritto, allontanarsi, dare una occhiataccia, mollare uno schiaffo. Per qualcuno vale lo schema secondo cui, l’approccio ci sta e la reazione anche. La molestia è un rapporto di potere. Tanti uomini patiscono quando si sentono messi in discussione in ciò che possono fare alle donne.

Nella controversia il maschilismo più saggio prova a ricomporre e propone la molestia come questione di maleducazione. Maleducato è meno grave di molesto, ma soprattutto concerne il piano dell’opportunità salvaguardando quello della legittimità. Se nego il saluto ai miei conoscenti posso risultare maleducato, ma sono nelle mie prerogative. Lo stesso può essere se saluto uno sconosciuto. O no? L’atto singolo considerato in modo isolato senza il suo significato allusivo, può far pensare di sì. Ma nel contesto di una frequenza, di una sequenza, associato ad altri elementi quali la fisicità, il tono della voce, la postura e uno sfondo di aggressioni e violenze, tanto nella cronaca quanto nella storia, solo la destinataria può sapere cosa sente: se indifferenza fastidio, disagio o paura, e magari anche rabbia. Solo lei può valutare cosa le sta capitando, quanto sia sopportabile, quanto sia lecito.

Riferimenti:
You won’t believe how many times this woman gets harassed in 10 hours – Hollaback, 27.10.2014
Storie sul video delle molestie a New York – Giulia Siviero, 30.10.2014
Se non capisci è perché non vuoi – Maria G. Di Rienzo 31.10.2014
Video sulle molestie rifatto a RomaVideo sulle molestie rifatto in Nuova Zelanda