Sesso facoltativo nel censimento GB

Uomini-Donne-Gran Bretagna

Nel nuovo censimento britannico, previsto per il 2021, non sarà più obbligatorio barrare la casella «maschio» o «femmina», per rispettare la sensibilità delle persone transgender. Il proposito di non discriminare, creare disagio, sofferenza alle persone transessuali, anche nella compilazione di un questionario, è un’intenzione civile e giusta. La questione, in Gran Bretagna, è la soluzione trovata, che comunica un messaggio di irrilevanza riguardo l’essere maschi o femmine. Una scorciatoia politicamente corretta. che può stare bene agli uomini, i quali storicamente trascendono la parzialità del loro sesso in un neutro universale; e che però fa problema alle donne, cancellate sul piano simbolico, come dice la protesta della scrittrice femminista Germaine Greer.

La cancellazione delle donne comporta anche un danno molto pratico. Per esempio, nella medicina i farmaci sono sempre stati testati in maniera neutra, quindi basati sulla fisiologia maschile arbitrariamente ritenuta valida anche per quella femminile: le patologie femminili sono state ignorate come elemento di studio o curate con modalità inadatte alla fisiologia femminile. La scienza medica ha potuto accorgersi dell’errore solo quando ha raccolto dati statistici differenziati per sesso. Così è per i bilanci pubblici, le retribuzioni, le assicurazioni, l’organizzazione del lavoro ed ogni ambito della società.

E’ vero che le persone trans sono una piccola minoranza e tutti gli altri, se lo vorranno, potranno specificare il sesso. Tuttavia, io, come molti altri, di un questionario compilo il minimo indispensabile. Le domande che non richiedono una risposta obbligatoria non le leggo neppure, perché penso che quelle domande non siano davvero importanti per chi mi propone il questionario. Il sesso è davvero importante o no? La risposta ha il suo effetto simbolico, presiede, informa, condiziona, influenza, tutte le situazioni sociali. Una società che neutralizza la differenza funziona in un certo modo, una società che la riconosce e la valorizza funziona in un altro.

Prostituzione violenza sessista

abolizione schiavitù

In una discussione sul Ricciocorno dedicata alla caricatura di Serafina trovo una posizione così espressa:

C’è chi ritiene che la prostituzione a volte è una forma di violenza e a volte no, e chi la ritiene sempre una forma di violenza. Quest’ultima posizione (…) non ha argomenti a suo favore. Gli argomenti a quella posizione non ci sono, e basta. (…) Tutti i gatti sono neri. Ne vedi uno bianco, ti correggi. La prostituzione non può essere di per sé una forma di violenza.

Dunque, la prostituzione è violenza sempre o solo in alcune situazioni?

Se per violenza si intende la violenza fisica diretta (aggressioni, lesioni, stupri), questa accade in un certo numero di situazioni; non sempre e non a tutte le prostitute. Se per violenza si intende il rapporto di dominio del soggetto sull’oggetto, per cui la prostituta subisce o pratica atti sessuali senza desiderio o persino con ripugnanza, in una dinamica nella quale lei è resa un oggetto sessuale, allora si può dire che la prostituzione è violenza sempre. O meglio, è violenza in sé. Tanto più se la prostituzione è letta come una espressione del dominio sessista, nel quale agli uomini compete il diritto di sfogare un bisogno e alle donne il dovere di fare da sfogatoio, un dovere che l’uomo esige con le buone (denaro e altre forme di ricompensa) o con le cattive (minacce e violenza).

Questa lettura presuppone una visione del mondo, è in questo senso una lettura ideologica e non può essere diverso, perché qualsiasi analisi della realtà è filtrata da categorie interpretative, che sono categorie ideologiche. Quindi, come le altre, una lettura parziale e opinabile. Tuttavia, i casi di prostitute consenzienti non la mettono in discussione. Così come le moltitudini di lavoratori consenzienti e i tanti lavoratori non sfruttati, tutelati dai sindacati e dalle legislazioni sociali, non mettono in discussione la lettura secondo cui il lavoro salariato è, nella sua dinamica, un rapporto di sfruttamento. Altre saranno le possibili confutazioni.

Dubito che una prostituta possa dirsi davvero consenziente: infatti, lei è pagata, proprio per compensare atti sessuali indesiderati e nel caso il cliente non la paghi, lei può sempre denunciarlo per violenza sessuale. Esistono sentenze di clienti condannati per violenza, non per aver fatto violenza diretta, ma solo per non aver pagato. Dunque, ha senso definire la prostituzione uno stupro a pagamento.

Il consenso – comunque lo si voglia considerare, desiderio proprio o solo accettazione del desiderio altrui – non esclude la violenza. Il pugilato è uno sport violento; i pugili sono consenzienti; questo nulla toglie alla violenza del pugilato. Tutti i casi diversi dalla vittimizzazione e tutta la complessità del fenomeno possono negare il valore assoluto di una affermazione (la prostituzione è violenza) – cosa facile poiché ogni affermazione assolutizzata diventa falsa in virtù di una sola eccezione – ma non necessariamente il suo valore essenziale. La civiltà della motorizzazione è inquinante, anche se causa e comprende l’ecologismo. Non tutta la civiltà della motorizzazione è inquinante, ma l’inquinamento è un dato essenziale e costitutivo della motorizzazione di massa.

Altre letture ideologiche sono possibili. Si può dire che grazie al femminismo le donne sono diventate libere e autodeterminate. Quelle che un tempo erano schiave oggi sono praticanti della libertà di scelta. E quelli che un tempo erano abusanti oggi sono uomini in crisi. E dunque, la prostituzione da rapporto di dominio diventa rapporto di consolazione. Possono esserci prostitute e clienti che la vivono in effetti così. Dubito questo sia l’essenziale, ma c’è chi vuole vederla così o in altri modi ancora.

Rimane la questione della violenza diretta. Non è necessario che tutte siano vittime. Se in un lago, in un tratto di fiume o di mare, c’è il rischio di annegare, si stabilisce il divieto di balneazione, anche se non tutti annegherebbero. Se in una fabbrica c’è il rischio di contrarre malattie gravi, anche se non tutti i lavoratori si ammalerebbero, neppure la maggioranza, quella fabbrica è giusto chiuderla. Le attività pericolose, usuranti, nocive per la salute sono da impedire. In modo del tutto empirico, si afferma che quelle attività sono un pericolo inaccettabile.

Firmatari consenzienti di un contratto erano gli schiavi della servitù debitoria alle origini dell’emigrazione europea. Ma gli abusi a cui molti di quei servi venivano poi sottoposti resero necessaria l’abolizione anche di quella forma di schiavitù, nonostante, secondo la retorica oggi in voga, essa fosse intrapresa per libera scelta degli emigranti privi di risorse.

Nella prostituzione, quale che sia il regime legislativo (proibizione, depenalizzaione, regolamentazione) il rischio di subire abusi e violenze riconoscibili da tutti come tali, è molto, troppo elevato, e le violenze che in effetti accadono, molto troppo numerose. Questo è sufficiente per associare la prostituzione alla violenza e per volerla abolire.

Sessuofobia

madonna

Nato e cresciuto in un ambiente ateo e di sinistra, pregiudizi e problemi culturali con il sesso non ne ricordo. Il sesso in famiglia non era argomento di discussione, ma neppure tabù. Come se la politica educativa dei miei genitori fosse: nè aderire né sabotare. Quando chiedevo informazioni sulle mie origini, mi venivano date risposte poco dettagliate, ma abbastanza chiare. L’idea che da grande sarebbe toccato a me fare altrettanto, un po’ mi disgustava.

Sapevo che le parti del corpo non erano tutte uguali, alcune andavano sempre coperte, almeno davanti agli estranei. Se appoggiavo le mani sulle guance, i gomiti o le ginocchia, poco importava, ma se le infilavo nelle mutande, poi dovevo lavarmele. Alcune parti del corpo sono più sporche di altre. Se il sesso coincide con quelle parti, anche il sesso deve essere una cosa poco pulita.

Con la pubertà associai al sesso sensazioni molto più piacevoli: intriganti, eccitanti, appassionanti, senza perdere l’idea che il sesso fosse anche sporco. Sia per le ragioni igieniche già accennate, sia per il rinforzo pornografico, che dava della sessualità maschile una rappresentazione squallida, degradante, e maltrattante.

Una parte ce l’aveva il linguaggio. Il sesso era un’arsenale di parole e metafore, per dire gli insulti più gravi e per alludere a inganni, prevaricazioni e violenze.

Mi sentivo tuttavia fortunato a non essere una ragazza. Il mio corpo non sarebbe stato invaso; non rischiavo di rimanere incinta; non avrei mai abortito; non potevo morire di parto. Esistevano già delle precauzioni contraccettive, ma il profilattico attenuava il piacere, la pillola aveva le sue controindicazioni ed era poco pratica. Inoltre l’informazione era ridotta.

Le norme religiose che nell’antichità e nel medio evo potevano essere salutari, nella modernità ostacolano i comportamenti più opportuni a garanzia di igiene e salute. Anche a scapito di atei e laici, molti dei quali peraltro condividono con tanti cattolici una comune morale maschilista. Liberare la sessualità in condizioni di igiene e sicurezza sanitaria, significa liberare la sessualità femminile.

Anche le donne possono scegliere di dissociare il sesso dalla procreazione e dall’amore, anche le donne possono divertirsi come gli uomini e per gli uomini diventa una bella prospettiva poter approcciare finalmente ragazze disinibite e libertine, senonché diventa invece un grande stress controllare le proprie madri, sorelle, mogli, fidanzate e figlie.

Così, sono stato più un coltivatore che un predatore, perché ho sempre avuto presente questo secondo aspetto del problema posto dalla libertà sessuale e dalla libertà femminile e non ho mai forzato più di tanto le inibizioni altrui.

Che poi si tratti di inibizioni, è spiegazione dettata in parte dall’esistenza della sessuofobia, in parte dall’esistenza del narcisismo più consolatorio: lei è infine respingente, perché il nostro individuale fascino virile spesso ha la peggio nel confronto con il moralismo millenario.

Eppure a pensarci, io che sono libero sessualmente, non ho desiderio di fare sesso con tutte, né di farlo sempre, né di farlo in ogni modo. Ho le mie preferenze e i miei alti e bassi. E la libertà sessuale è anche libertà di non fare sesso controvoglia. Ovvio e banale, ma in tante discussioni scompare.

Sessismo frainteso

maschi

La parola sessismo nasce nel movimento delle donne degli Stati Uniti, negli anni Sessanta, per analogia con la parola razzismo e suggerisce l’idea che la discriminazione delle donne sulla base del sesso sia uguale o simile alla discriminazione dei neri sulla base del colore della pelle. La parola sessismo vuole avere un significato più politico, di denuncia di un sistema sociale, rispetto ad altri sinonimi quali misoginia o maschilismo, che rimandano a significati più psicologici e culturali. Tuttavia, nel linguaggio corrente la parola sessismo si presta ad almeno due fraintendimenti.

Il primo presuppone una situazione simmetrica: i sessi sono due, pari e uguali di fronte alla legge e alle opportunità di autorealizzazione, sessista è un intervento discriminatorio, a danno dell’uno o dell’altro. Come immaginare un razzismo discriminatorio tanto verso i neri quanto verso i bianchi. Un’astrazione che ignora il sistema di potere e le gerarchie reali, nelle quali il sessismo e il razzismo assumono significato ed efficacia: legittimare un rapporto di dominio, rinforzarlo e riprodurlo. In assenza di questo elemento, eventuali generalizzazioni negative consistono solo in pregiudizi innocui. Tali sono le generalizzazioni a scapito dei maschi o dei bianchi. Tipo l’avarizia attribuita ai genovesi a differenza di quella attribuita agli ebrei.

Il secondo fraintendimento sul sessismo deriva dalla confusione tra sesso come genere di appartenenza e sesso come attività sessuale, per cui diventa sessista la rappresentazione del sesso: secondo Michele Serra, il senatore Esposito è sessista solo perché parla di sesso; secondo Maria Laura Rodotà, la candidata democratica Hillary Clinton ha fatto uno scivolone sessista perché ha dichiarato di voler dare un’occhiata ad un video osé. Questa confusione, volontaria o meno, suggerisce l’idea che l’antisessismo si opponga al sesso, a quanto vi è associato, e lo faccia per ragioni moraliste.

Spesso la rappresentazione del sesso è sessista, ma anche in questo caso il sessismo non riguarda la cosa in sé (il pregiudizio, la rappresentazione), ma il suo uso e il suo effetto in un determinato rapporto di potere, che legittima e rinforza lo schema nel quale il soggetto desiderante è maschile e l’oggetto desiderato è femminile, il primo dispone, il secondo è a disposizione.

Questo spiega, per un altro verso, perché un certo punto di vista libertario vada spesso fuori strada, quando immagina l’oppressione patriarcale coprire i corpi, la liberazione spogliarli, e di conseguenza creda che l’uso o la rappresentazione del corpo delle donne non possa mai essere sessista.

Il fatto è che nel suo schema, il soggetto desiderante maschile ha due esigenze contraddittorie: possedere in esclusiva il proprio oggetto del desiderio (mogli, fidanzate, amiche); accedere con facilità all’oggetto del desiderio altrui o di nessuno, quindi di tutti. L’uomo con la prima priorità sarà più censore, l’uomo con la seconda sarà più libertario. Io, per esempio, sono più interessato alla fedeltà di lei che alla disponibilità delle altre. Ma lo stesso uomo può essere entrambe le cose, nel corso della sua vita o in contemporanea, a seconda che si riferisca alle sue amiche e parenti o alle altre donne. Questa contraddizione, che trova le sue estreme conseguenze nel burqa e nella prostituta, è un conflitto tra maschi e nei maschi, che non ha nulla da offrire alla libertà femminile.